Il terzo ed ultimo dibattito

Cala il gelo a Las Vegas fra i due candidati che non si salutano né all’inizio né alla fine del dibattito. Hillary Clinton ha attaccato per tutto il tempo, mentre Donald Trump, forse, ha accusato la pesantezza di una lacerante campagna elettorale. E mentre la Clinton ha capito di dover puntare al voto di qualche repubblicano per vincere a novembre, Trump continua a puntare, nel bene e nel male, sempre su una sola persona: sé stesso
Il terzo ed ultimo dibattito
20 October 14:40 2016 Print This Article

 

Sono passati solo dieci giorni dal secondo dibattito ed ecco di nuovo Hillary Clinton e Donald Trump scontrarsi dialetticamente per l’ennesima volta, l’ultima. Il terzo cruciale dibattito si è svolto alla University of Nevada, Las Vegas, moderato da Chris Wallace di Fox News. Wallace, anchor di grande esperienza (e registrato come elettore democratico), non era proprio un volto nuovo per i due contendenti alla Casa Bianca: aveva messo già in difficoltà Donald Trump durante le primarie (esattamente nel mese di marzo) ed ha intervistato Hillary Clinton, sempre per Fox, più volte nel corso degli ultimi mesi.

Detto questo, i due contendenti alla sala ovale, non si sono presentati a questo dibattito allo stesso nastro di partenza: Hillary Clinton, nonostante il vantaggio nei sondaggi, è stata nuovamente investita dallo scandalo delle email, dove nuove rivelazioni avrebbero fatto trapelare sospetti su possibili pressioni di Patrick Kennedy (l’allora Sottosegretario di Stato) verso l’FBI per ‘declassificare’ una parte dei messaggi di posta elettronica incriminati, in modo da renderli ininfluenti ai fini dell’indagine per una possibile incriminazione della ex first lady. Il tutto è stato, per forza di cose, smentito sia dalla Clinton e sia dall’FBI. Il Federal Bureau of Investigation ha inoltre tenuto a precisare l’infondatezza delle voci riguardo un possibile “Quid pro quo” (qualcosa in cambio di qualcos’altro) con il Dipartimento di Stato nella trattativa del livello di classificazione delle email (un po’ di dettagli li trovate qui) lasciando, però, lo scandalo ancora aleggiante sull’opinione pubblica e, se mai ce ne fosse ancora bisogno, marcando ancora di più ‘l’aura’ poco trasparente di Hillary Clinton, sempre costretta a smentire ogni settimana nuove rivelazioni e sospetti sul suo conto.

Donald Trump, invece, ha dovuto fare i conti non solo con i suoi presunti scandali sessisti, ma soprattutto con i numeri: la media dei sondaggi, infatti, in questa ultima settimana ha visto primeggiare Hillary Clinton, che si ritrova con un vantaggio nella media RCP sul 4-way, cioè con tutti gli altri candidati principali, di circa sei punti. Certo non è il vantaggio a valanga che ci si sarebbe potuti aspettare, ma nonostante tutto, Donald Trump, sembra non riuscire ad avvicinarsi più tanto all’ex Segretario di Stato. Inoltre negli Stati ‘Toss ups’ (incerti), l’immobiliarista sta facendo molta fatica: in New Hampshire, Colorado, Minnesota, Wisconsin, Pennsylvania e Michigan le percentuali di vittoria del tycoon si stanno assottigliando sempre di più, rendendo la battaglia di Trump, a pochi giorni dal voto, sempre più ardua.

E mentre i due candidati sono impegnati soprattutto a spronare i loro elettori in modo da tenere alta l’aspettativa, in alcune regioni degli Stati Uniti si sta già votando. Molti Stati, infatti, in questi giorni hanno usufruito dell’opzione dell’early vote, il voto anticipato, un classico per gli Stati Uniti d’America. I numeri, al momento, ci dicono che almeno due milioni di persone hanno già votato e, dalle registrazioni degli elettori ai vari partiti, sembra che Hillary Clinton potrebbe fare addirittura meglio di Barack Obama nel 2012 in Stati come la Florida, il North Carolina e la Virginia, mentre Donald Trump potrebbe battere il risultato del 2012 di Mitt Romney in Stati come Iowa ed Ohio, una situazione strana visto che questi due Stati sono stati vinti da Barack Obama sia nel 2012, sia nel 2008.

In mezzo a questo scenario, che era doveroso raccontare per far capire bene ad oggi la situazione, i due contendenti poche ore fa hanno dato vita all’ultimo ‘Face off’. E’ stato un buon dibattito per almeno 40 minuti, molto meglio del secondo (come poter fare peggio?), ricco di contenuti e con risposte abbastanza argomentate da ambo le parti. Se le aspettative, però, erano tutte per un Trump armato fino ai denti, con la Clinton a parare i colpi, nella realtà, è successo il contrario: Hillary Clinton, questa notte, ha tirato fuori gli artigli ed è stata certamente molto più aggressiva rispetto al precedente dibattito, dimostrando di avere una tenuta psicologica completamente diversa rispetto a Donald Trump. E la cosa che più evidenzia questo aspetto è che alla domanda del moderatore Wallace a Trump: “Accetterà il risultato di queste elezioni?”, Trump ha risposto:” Lo deciderò al momento, vi terrò in sospeso”. Questo atteggiamento è una posizione abbastanza inusuale per la democrazia americana, inusuale prima del voto (di solito le rimostranze arrivano dopo il voto) e che stride particolarmente con la storia di questo Paese, perché in realtà l’accettazione delle regole è alla base della democrazia americana, praticamente un patto non scritto, indissolubile. Chi pensa, inoltre, che Trump l’abbia detto a caso si sbaglia: una parte della sua strategia (anche per via dei numeri dei sondaggi abbastanza impietosi, visto il poco tempo per recuperare) è quella di delegittimare le elezioni definendole “truccate”, additando l’amministrazione in carica persino di elargire “cittadinanze facili” agli immigrati, in molto da ampliare l’elettorato democratico. Ci sono, in effetti, stati casi in questi ultimi tempi, sottolineati dai media, che hanno descritto queste cittadinanze elargite con scarsi requisiti (soprattutto agli ispanici) ma, premesso che non esistono prove che il disegno possa essere stato architettato dall’amministrazione in carica, il discorso di questa sera di Donald Trump è per l’americano medio assolutamente inaccettabile, dato che negli Stati Uniti il messaggio culturale che fonda il Paese è sempre stato “vuoi avere successo? lavora sodo e rispetta le regole”. In realtà la risposta di Trump, purtroppo per lui, è stata una risposta da “loser”, perché ha ammesso praticamente la sua sconfitta, magari senza volerlo, ma è quello che ne è emerso. Possiamo dire con certezza che è stato questo il messaggio che è arrivato nelle case degli americani? Questo è difficile da dire. Quello che invece sappiamo molto bene è cosa succede in America di solito ai perdenti: rimangono da soli.

Al di là di questo grosso scivolone, Donald Trump, è riuscito comunque a parlare alla sua base ed ai repubblicani in generale: sul tema della Corte Suprema (tema importantissimo) ha ribadito che vorrà giudici a difendere il secondo emendamento, sottolineando anche come il tema dell’aborto debba tornare agli Stati, evidenziando la natura federale del Paese; è stato efficace quando ha parlato di Nato, pungolando sugli alleati che dovrebbero pagare ed impegnarsi di più; e anche in politica estera, quando ha accusato l’amministrazione in carica e la stessa Clinton quando era Segretario di Stato di non aver agito bene in Siria lasciando spazio alla Russia e alla formazione dello stato islamico. E’ riuscito anche ad attaccare la Clinton, non sempre in maniera lucida, ma almeno per i primi 40 minuti ha tenuto testa all’ex Segretario di Stato, facendo tesoro degli errori degli altri dibattiti (per il esempio il look, questa volta, era davvero impeccabile).

Ma, però, chi veramente ha stupito è stata Hillary Clinton. Anche molti bravi giornalisti statunitensi se ne sono accorti: per esempio gli ottimi analisti di Five Thirty Eight, che hanno addirittura contato 33 attacchi della Clinton contro i 24 attacchi di Donald Trump. Trump che poi si è concentrato su Barack Obama (4 attacchi) e su Bill Clinton (solo un attacco). Ma in realtà l’ex first lady è stata molto spesso brava a girare intorno alle domande del moderatore Wallace (a nostro parere molto bravo questa notte), evitando il più possibile le punture di Trump (è stata tirata in ballo anche la sua fondazione, sotto i riflettori da molto tempo) per evitare bruschi scivoloni fino a riuscire a risultare forse più concreta del tycoon, addirittura attaccando Donald Trump molto a fondo e sul personale, cosa che al magnate immobiliare, questa notte, non è riuscito come ci si sarebbe aspettato. Trump è apparso più remissivo, con le solite accuse di rito ed incapace di affondare sulle questioni scottanti delle email e sugli scandali che hanno coinvolto il marito dell’ex Segretario di Stato quando è stato affrontato il tema degli scandali sessisti. L’impressione è che The Donald abbia accusato la pesantezza di una campagna elettorale come quella statunitense, sempre sul filo del rasoio e che non permette passi falsi. In questo l’esperienza di Hillary ed il sangue freddo, ottenuto grazie ad una carriera politica di così lunga data, hanno certamente fatto la differenza. L’ex first lady, però, si è spinta più in là questa notte: con il paragone fra Trump e Ronald Reagan, e con l’appoggio a McCain sulla sua idea della “No Fly Zone” in Siria, persino criticando l’attuale amministrazione in carica, Hillary Clinton, ha voluto parlare a quei repubblicani ancora indecisi, soprattutto a quelli che non amano Trump. La Clinton ha capito che probabilmente per vincere ha bisogno di quei voti, cioè andare in quegli Stati rossi, quelli con una storia repubblicana alle spalle e che a novembre potrebbero diventare di colore blu democratico. Cosa che dovrebbe fare anche Donald Trump per sperare di vincere, visto che ci sarà bisogno di oltre 60 milioni di voti per spuntarla. Il tycoon, però, sembra non aver ancora recepito il messaggio, continuando solo a parlare ai suoi e senza dare motivazioni valide per far cambiare idea ai suoi detrattori; mentre la Clinton ha una organizzazione in grado di cercare i punti deboli di Trump (lo abbiamo visto con i recenti scandali sul gentil sesso), Trump, invece, continua a cavalcare le notizie dei media, cercando di delegittimare la sua avversaria senza però mai portare nulla di nuovo che già non sappiamo. Questo non fa altro che sottolineare quello che vi abbiamo sempre raccontato, cioè la differenza di esperienza ed organizzazione sul campo di Hillary Clinton in confronto a Donald Trump, troppo avulso dalla politica e dai consigli di chi gli sta intorno. Dopotutto, Trump, ha sempre puntato su una sola persona: sé stesso. E da solo arriverà alla fine, vincente o perdente.

Ancora una volta la CNN ha dichiarato vincente la Clinton con un sondaggio a caldo (52% contro il 39% di Trump), ma quello che conta sarà vedere come le strategie dei due duellanti, mai così chiare come oggi, potranno essere efficaci da qui all’8 novembre, giorno in cui si deciderà il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Cristoforo Zervos Twitter: @C_Zervos

Print this entry

  Article "tagged" as:
  Categories:
view more articles

About Article Author

Cecilia Valentini
Cecilia Valentini

View More Articles