Bielorussia, l’Ue abolisce quote import del settore tessile

Il Paese ha circa 300 fabbriche di abbigliamento che coprono il 4 percento del Pil nazionale
Bielorussia, l’Ue abolisce quote import del settore tessile
16 febbraio 14:30 2017 Stampa

In Bielorussia il settore tessile  può tornare a respirare. Il Parlamento Europeo, infatti, ha abolito in modo definitivo le quote di importazione dei prodotti di abbigliamento. Così, da marzo di quest’anno, il Paese tornerà ad essere più competitivo nel settore in cui ha sempre primeggiato rispetto ai vecchi Paesi dell’Unione Sovietica.

Nonostante la forte concorrenza delle importazioni a basso costo della Cina e dell’Estremo Oriente, il settore tessile bielorusso, con circa 300 fabbriche, copre il 4 percento del Pil del Paese. La maggior parte delle aziende viene controllata dall’organizzazione statale dell’industria leggera Bellegprom, coprendo una buona parte del mercato interno con collezioni proprie. Con il marchio di origine “Belorusskiy Trikota”, le aziende, statali e non, hanno costanti rapporti commerciali con la Russia e gli altri Paesi della Federazione e allo stesso tempo sostengono un’attività di subfornitura per i produttori dell’Ue.

I rapporti con le aziende europee da anni sono sanciti da accordi di cooperazione. In alcuni casi si parla di vere e proprie joint venture, accordi con divisione dei rischi e degli utili, con aziende polacche, turche, britanniche ecc. La produzione è legata ai due poli petrolchimici della Bielorussia e alle filiere del cotone, della lana, delle fibre miste e del lino. I prodotti più sviluppati e venduti sono quelli provenienti dal settore della maglieria, abbigliamento per bambini e ragazzi e capispalla maschili.

 

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Nicole Volpe
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