Caso Babchenko, dopo il sollievo le richieste di spiegazioni

Critiche da Ong per la difesa dei media, l'Ue "attende più dettagli"
Caso Babchenko, dopo il sollievo le richieste di spiegazioni
31 maggio 12:21 2018 Stampa

Dopo il grande sollievo alla notizia che Arkadi Babtchenko non è in realtà morto, sulla vicenda della messa in scena del giornalista russo in Ucraina fioccano le domande e le richieste di spiegazioni.

La ricomparsa del giornalista russo (autoesiliatosi in Ucraina perchè in Russia temeva per la sua vita date le posizioni molto critiche nei confronti del Cremlino) durante una conferenza stampa ieri a Kiev è stata accolta dai colleghi e dalle autorità ucraine con grandi effusioni di gioia. Mosca ha da parte sua denunciato una “provocazione antirussa”. Ma anche alcune organizzazioni che militano per la protezione della stampa hanno espresso critiche sulla fumosa vicenda e vari analisti sostengono che in fondo il colpo di scena della finta morte sia stato un regalo proprio per la Russia.

Arkadi Babtchenko ha spiegato ieri alla stampa di avere preparato per settimane la sua finta uccisione, proprio per sventare un vero piano per ucciderlo, che sarebbe stato orchestrato dai servizi russi. E alle numerose critiche ha risposto oggi con un messaggio su Facebook: “auguro a tutti i difensori della più alta moralità di ritrovarvi in una tale situazione e di dimostrare a quel punto il loro rispetto dei principi della morale e di stare a testa alta senza avere ingannato i media”.

Un consigliere del ministero ucraino dell’Interno, il deputato Anton Gerachtchenko, ha spiegato che la messa in scena era necessaria per “risalire e documentare tutta la catena, dal killer agli organizzatori, al mandante”, e questo era possibile solo “facendo loro credere che l’ordine di uccisione era stato davvero eseguito”. In fondo, ha sostenuto Gerachtchenko, anche “Sherlock Homes ha utilizzato con successo il metodo della messa in scena della propria morte per risolvere efficacemente crimini complicati”.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha incontrato in serata Babtchenko e l’ha ringraziato per “avere impedito assieme ai servizi di sicurezza ucraini” che venisse realizzato un piano “che mirava alla destabilizzazione della situazione in Ucraina”.Il capo dei Servizi di intelligence, Vassyl Grytsak, ha confermato l’arresto di un cittadino ucraino “assoldato dai servizi russi”, presentato come “l’architetto” del piano. Non è stata tuttavia resa nota l’identità di quest’uomo, che secondo Kiev doveva – una volta eliminato Babchenko – preparare un’altra trentina di omicidi, essenzialmente di russi esiliati in Ucraina.

Il reporter russo prima dato per morto poi ricomparso ha lasciato la Russia a febbraio 2017, denunciando “abusi” da parte delle autorità. Prima di stabilirsi a Kiev, dove conduce una trasmmissione televisiva, ha vissuto in Repubblica ceca e in Israele. Le sue posizioni critiche nei confronti del Cremlino sono note, in particolare si è segnalato come voce fuori dal coro tra i giornalisti russi sul conflitto nel Sud-est dell’Ucraina.

L’ong Reprter Senza Frontiere ha condannato il falso annuncio della morte di Babchenko, descrivendola come “un’ennesima tappa nella guerra di informazione” tra Kiev e Mosca. “Era necessario ricorrere a tale strataggemma? Niente giustifica la messa in scena della morte di un giornalista”, ha detto il segretario generale RSF Christophe Deloire.

Il rappresentante per i media presso l’Osce ha “deplorato la decisione di diffondere false informazioni sulla vita di un giornalista”.

L’Unione europea ha fatto sapere di essere “sollevata” dal fatto che Babchenko non sia stato ucciso, ma ha anche sottolineato di attendere “più dettagli” sull’operazione.

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