Chi tocca le turbine muore

Imprese europee a "rischio designazione" se operanti con soggetti inseriti nella black list Usa. Come tutelarsi con una clausola di salvaguardia: il parere dello Studio Legale Padovan
Chi tocca le turbine muore
21 marzo 11:25 2018 Stampa

La recente serie di designazioni di soggetti ed entità russe da parte dell’Office of Foreign Assets Control statunitense (meglio conosciuto come “OFAC”, sezione del Dipartimento del Tesoro statunitense incaricata della gestione e dell’implementazione dei regimi sanzionatori adottati dagli Stati Uniti contro individui ed entità) evidenzia le crescenti tensioni tra USA e Federazione Russa.

Tra le designazioni che hanno catturato il maggiore interesse delle imprese europee rientra senz’altro quella della società russa PJSC Power Machines, avvenuta – sulla base dell’Executive Order n. 13685 del Presidente degli Stati Uniti “al fine di adottare ulteriori misure per contrastare l’occupazione russa della Crimea” – il 26 gennaio 2018. La Power Machines, operante nell’ambito dell’ingegneria energetica, è tra le prime dieci società al mondo in termini di volume di attrezzature installate presso centrali termiche, nucleari e idroelettriche – con progetti in est Europa, India, Vietnam, Cina, America Latina ed Africa.

I motivi dell’inserimento nella lista OFAC sono espressi dalle autorità statunitense in maniera chiara: la società avrebbe “fornito assistenza, sponsorizzato, supportato materialmente, tecnologicamente, finanziariamente o comunque fornito beni o servizi in supporto” delle società russe Technopromexport OOO e Technopromexport OAO, rispettivamente designate dall’OFAC in data 26 gennaio 2018 e in data 22 dicembre 2015. Infatti, il sopra menzionato Executive Order n. 13685 esplica i propri effetti anche nei confronti di soggetti non statunitensi – quale, appunto, la PJSC Power Machines – che abbiano fornito il loro sostegno (sia esso di tipo tecnologico, finanziario o, comunque, consistito nella fornitura di beni o servizi) a soggetti sanzionati.

La vicenda che ha fatto scattare le designazioni di Power Machines e di Technopromexport OOO riguarda molto da vicino la società tedesca Siemens AG. Power Machines è infatti socia al 35% di una joint venture con Siemens AG, la Siemens Gas Turbines Technology OOO con sede a San Pietroburgo, che aveva venduto alla OAO Technopromexport quattro turbine a gas, poi riesportate in Crimea.

Il contratto concluso nel marzo del 2015 tra la Siemens Gas Turbines Technology LLC e la Technopromexport OAO prevedeva che le turbine venissero installate in un impianto per la produzione di energia a Taman, città russa situata su una penisola separata dalla Crimea da un brevissimo tratto del Mar Nero; l’accordo prevedeva inoltre l’obbligo di Technopromexport OAO a non riesportare le turbine né in Crimea né all’interno dei territori ucraini occupati dalla Russia. Nonostante tali previsioni contrattuali, la Technopromexport OAO avrebbe successivamente trasferito le turbine a gas alla Technopromexport OOO, la quale le avrebbe a sua volta riesportate in Crimea.

La sopra descritta operazione di riesportazione in Crimea ha peraltro determinato, nell’agosto del 2017, la designazione di Technopromexport OAO e di Technopromexport OOO anche da parte dell’Unione Europea, ai sensi del Regolamento di esecuzione (UE) n. 2017/1417 del Consiglio (che attua il Regolamento UE n. 269/2014, ai sensi del quale fondi e risorse economiche non devono essere messe a disposizione di soggetti ritenuti responsabili della compromissione  dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina).

Attualmente, le turbine a gas risultano di proprietà  della Technopromexport OOO, in quanto la Moscow’s Arbitration Court ha rigettato sia l’istanza – avanzata da Siemens AG – per il sequestro delle turbine riesportate in Crimea sia la domanda, proposta dall’azienda tedesca, finalizzata all’ottenimento di una declaratoria di nullità del contratto a suo tempo concluso con OAO Technopromexport.

Traendo le conclusioni dalla vicenda che ha portato alle designazioni del 26 febbraio 2018, vale la pena segnalare che, ad oggi, sussiste un “rischio designazione” per un’impresa europea che intenda operare con Power Machines. Tale rischio deriva da due disposizioni della normativa statunitense. Da una parte un’ impresa europea potrebbe essere sanzionata, ai sensi del sopra menzionato Executive Order n. 13685, per aver “assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale, tecnologico” a Power Machines o per aver fornito, a quest’ultima, beni o servizi; dall’altra parte, il Presidente degli Stati Uniti, ai sensi di quanto stabilito nella Sezione 228 del CAATSA (“Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act”, normativa adottata nell’agosto del 2017), potrebbe sanzionare anche un soggetto europeo qualora determini che esso abbia volontariamente facilitato una transazione “significativa” verso o per conto di Power Machines. 

In considerazione di quanto sopra, non può che ritenersi ragionevole la cautela con la quale le aziende europee si affacciano alla Federazione Russa o con la quale decidono di perimetrare e, se del caso, rivedere le relazioni contrattuali già intercorrenti con le loro controparti (inserendo ad esempio, all’interno degli accordi commerciali, clausole di salvaguardia che garantiscano la compliance con i regimi sanzionatori contro la Russia). Tale cautela risulta particolarmente giustificata dal momento che le aziende europee non solo devono ottemperare alle sanzioni adottate dall’Unione europea contro la Russia, ma devono anche conformarsi per quanto possibile, in omaggio a evidenti ragioni di opportunità, alla disciplina dettata in materia dagli USA e avente efficacia extraterritoriale.

Marco Padovan/Giulia Levi

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