”Dezinformatsiya”, il New York Times contro i media russi

Violento attacco del più importante quotidiano Usa alle strategie media di Putin. Sullo sfondo la campagna per la Casa Bianca
”Dezinformatsiya”, il New York Times contro i media russi
29 agosto 13:57 2016 Stampa

La “dezinformatsiya”, disinformazione russa, è diventata una categoria del giornalismo americano. Un attacco al sistema dei media russi (Russia Today, Sputnik, eccetera), inedito per violenza e partigianeria,  è stato sferrato dal New York Times. Si tratta di un articolo intitolato “A Powerful Russian Weapon: The Spread of False Stories”, è stato firmato da Neil MacFarquhar, ed è stato pubblicato sull’edizione domenicale del New York Times del 28 agosto. La tesi del giornalista (capo della redazione di Mosca del NYT) è che Putin, in modo occulto, utilizzi l’arma dell’informazione mainstream e dei social per “diffondere storie false”. La prosa dell’insolito attacco al giornalismo russo e alle strategie di comunicazione del Cremlino è molto dura ed esplicita. Nonostante la lunghezza (più di duemila parole) nell’articolo e contrariamente alle regole di base del giornalismo, è impossibile trovare le opinioni della controparte. Sono citate solo alcune frasi, estrapolate dal contesto originale e svincolate dal contenuto dell’attacco giornalistico, di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri e di Margarita Simonyan, redattore capo di “RT” (Russia Today). C’è anche una dichiarazione di Gleb Pavlovsky, l’uomo che “ha contribuito a creare la macchina informazioni del Cremlino prima del 2008”, scrive MacFarquhar. Un po’ poco per un articolo dove, tra le altre cose si legge che Putin “ha investito molto in un programma di informazione ‘come arma’, utilizzando mezzi diversi per seminare dubbi e divisione. L’obiettivo è quello di indebolire la coesione tra gli Stati membri (dell’Ue), suscitare discordia nella loro politica interna e ammorbidire l’opposizione verso la Russia”.

Il caso dal quale l’articolo prende le mosse nasce con alcune informazioni diffuse sui social svedesi in occasione del dibattito politico intorno alla decisione di far entrare la Svezia nella Nato. “I funzionari a Stoccolma improvvisamente hanno riscontrato un problema inquietante: una marea di informazioni distorte e completamente false sui social media, contribuivano a confondere la percezione pubblica della questione”, ha scritto MacFarquhar. “Come spesso accade in questi casi, i funzionari svedesi non sono stati in grado di definire con precisione l’origine dei rapporti falsi. Ma numerosi analisti ed esperti dell’intelligence americana ed europea hanno identificato la Russia come il primo sospettato. Evitare l’espansione della NATO è un elemento centrale della politica estera del presidente Vladimir V. Putin, che ha invaso la Georgia nel 2008 in gran parte per prevenire questa possibilità”, ha spiegato, senza mezzi termini, MacFarquhar.

Nel suo lungo articolo tira in ballo anche altre questioni (il caso del Malaysia Airlines Flight 17, la questione ucraina, la crisi dei rifugiati) cercando di dimostrare una tesi (quella della volontà russa di influenzare il sistema dei media europeo) che però, nell’articolo, rimane non dimostrata. Sono molte le opinioni che il capo redattore dell’ufficio di Mosca del New York Times riporta, fra virgolette, nel suo articolo. Inesistenti invece sono le prove. Tutto l’impianto dell’articolo si regge sulle preoccupazioni degli svedesi (che nei dibattiti pubblici sono stati chiamati a smentire l’intenzione della Nato di installare basi militari in Svezia) e su una unica frase di Gleb Pavlovsky. “Sono sicuro che ci sono un molti centri, alcuni legati allo stato, che sono coinvolti nelle invenzioni di storie false”, avrebbe detto l’uomo che, per stessa ammissione del giornalista del New York Times, è fuori dal sistema di comunicazione della Russia da quasi dieci anni e che, secondo le fonti internazionali, ha smesso di lavorare per la politica russa da almeno 6 anni.

L’origine dell’attacco del New York Times al sistema informativo russo è ovviamente lontano dagli interessi della Svezia. Il vero motivo va cercato, ancora una volta, nell’infuocata campagna elettorale americana e nella sfida per la Casa Bianca fra due candidati che più diversi non potrebbero essere: Donald Trump e Hillary Clinton. Russia Today, ha scritto MacFarquhar, “sembra ossessionato dagli Stati Uniti. La sua copertura della Convention democratica, per esempio, ha saltato i discorsi ed era concentrata invece sulle manifestazioni di protesta”. Per essere ancora più chiaro,MacFarquhar scrive che Russia Today “difende il candidato repubblicano alla presidenza, Donald J. Trump, che invece sarebbe diffamato dai media occidentali”.

 

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Andrea Piersanti
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