Diventare esportatori netti al lordo dell’embargo

Feb 19, 2018 7:08 am

Lo scorso anno la Russia ha esportato prodotti alimentari per un totale di 20,3 mld di dollari e ne ha importati per circa 29 mld di USD. Molti nel 2018 il Paese intende colmare il divario e per la prima volta negli ultimi 63 anni

Per diventare un esportatore netto non bastano i cereali, anche se costituiscono oggi una considerevole parte delle esportazioni di alimentari e coprono da soli il 37% del totale dell’export agro-alimentare russo.

Per diventare esportatori netti occorre piuttosto diminuire le importazioni: perché se è vero che i cereali pesano più di un terzo delle esportazioni è anche vero che frutta, verdura, formaggi e vini valgono più di un terzo delle importazioni.

Il direttore esecutivo dell’Associazione dei produttori alimentari (Rusprodsojuz), Dmitry Vostrikovs, non ha dubbi che il traguardo di un export a 30 miliardi di dollari è possibile se “si lavora sull’innalzamento dell’industria di trasformazione”. Dire che l’obiettivo sarà raggiunto nel corso del 2018 “mi sembra prematuro”, scandisce Vostrikos ma è indubbio che la politica federale del credito agricolo potrebbe velocizzare il processo in corso e “farci giungere al traguardo in quest’anno”.

Trasformazione, dunque. Perché la Russia esporta più di 64 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, una cifra enorme, ma quasi tutto l’export è in materie prime. E aumentare l’offerta di prodotti con un’elevata quota di valore aggiunto (il glutine, ad esempio, ampiamente utilizzato nell’industria mondiale della panificazione, potrebbe vedere la Russia che già esporta 28 mila tonnellate raddoppiare la capacità d’esportazione).

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