Federazione dimezza l’import delle pellicce sintetiche

Mentre l'acquisto di quelle vere è aumentato del 65 percento
Federazione dimezza l’import delle pellicce sintetiche
16 ottobre 10:00 2017 Stampa

A noi piace quella vera, perché scalda di più: in Russia l’import delle pellicce artificiali si dimezza. Mentre la lista dei brand che si rifiutano di utilizzare pelli e pellicce animali si allunga, includendo da ieri anche Gucci, a Mosca, come ha scritto il quotidiano russo Izvestia.

Analizzando l’import del primo semestre 2017, l’acquisto di pellicce sintetiche si è dimezzato (per un valore di circa 470mila dollari) mentre l’acquisto di quelle “vere e naturali” è aumentato del 65 percento (per 44,5 milioni di dollari). Gli analisti convergono su due spiegazioni. La prima è che, per affrontare il gelo russo, i consumatori preferiscono indossare indumenti con pelo naturale perché scaldano di più. La seconda è che l’aumento delle pellicce naturali (soprattutto visone, volpe e volpe artica) è frutto dell’etichettatura obbligatoria e quindi dell’emersione del mercato nero piuttosto che da un reale aumento delle richieste.

Il fatturato legale dei prodotti di pellicceria, di conseguenza, è aumentato quasi di 8 volte grazie all’introduzione dell’etichettatura obbligatoria. Dal 12 agosto 2016, infatti, è il divieto di vendita, nei Paesi membri dell’Unione Economica Eurasiatica, dei cappotti in pelliccia che non riportano l’apposito contrassegno. Lo scopo del sistema di etichettatura mira a proteggere i produttori di pellicce, a scapito di chi usa prodotti falsificati.

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Nicole Volpe
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