Allarme guerra, industriali contro Corriere

Gli imprenditori italiani in Russia chiedono un "maggior senso di responsabilità" nel diffondere notizie allarmistiche
Allarme guerra, industriali contro Corriere
12 ottobre 13:36 2016 Stampa

Dopo l’articolo del Corriere della Sera di oggi sul presunto stato di allarme bellico in Russia, gli imprenditori italiani a Mosca del gruppo Gim Unimpresa scrivono a via Solferino per offrire il proprio contributo sulla reale situazione. “Le scriviamo in relazione all’articolo, a firma Fabrizio Dragosei, apparso oggi nella prima pagina del suo giornale, relativo alla Russia, dove si paventa un clima di Guerra, con tutta una serie di fatti ed esempi che starebbero a dimostrare il contenuto dell’articolo. Non abbiamo certo la pretesa di modificare le convinzioni del suo giornale sulla Russia, vorremmo però chiedere un maggior senso di responsabilità nel diffondere notizie che possono creare preoccupazione e panico tra le migliaia di nostri connazionali che lavorano e intrattengono relazioni di vario genere soprattutto economico con questo Paese. In Russia non c’è alcun clima di guerra e gli esempi forniti dal giornalista sono del tutto inesatti o palesemente parziali”.

Nella missiva si fa notare che “le esercitazioni della Protezione Civile vengono effettuate ormai da 16 anni con cadenza regolare, come peraltro avviene in tanti altri Paesi, le scorte di grano e generi alimentari esistono in Russia dal 1949, quando venne creato un apposito Servizio Statale sulle scorte strategiche, che viene alimentato e rinnovato costantemente. Tralascio le considerazioni sulle vicende militari in quanto oggetto di sostanziale disinformazione mediatica in atto da tempo”.

Gli imprenditori aggiungono poi di voler “garantire che la nostra Comunità italiana in Russia, non vive le ansie e le agitazioni che sono rappresentate nell’articolo in questione, d’altra parte se l’autore dell’articolo volesse visitare Mosca o altre città, cosa che da molto tempo non avviene, ne trarrebbe sicuramente impressioni diverse da quelle descritte”. Infine si chiede “un maggiore equilibrio e la possibilità di dare spazio” a posizioni differenti.

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Cecilia Valentini
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