Google cede a Fas: a breve l’accordo

Dopo un tira e molla che durava da più di un anno, il colosso americano cerca l'intesa
Google cede a Fas: a breve l’accordo
31 marzo 15:00 2017 Stampa

Sembra destinata a concludersi a breve la lunga battaglia che da più di un anno a questa parte vede contrapposti da una parte il Servizio Antimonopolio della Federazione (FAS) e dall’altra il gigante americano Google. Quest’ultimo, infatti, sembra esser riuscito a convincere la controparte nel trovare un accordo amichevole per la risoluzione delle controversie, che ad inizio di quest’anno ancora non avevano trovato una risoluzione. Tra le più importanti quella inerente il posizionamento dei server per l’immagazzinamento dei dati nel territorio della Federazione e l’abuso di posizione dominante di cui era stato accusato il sistema operativo Android in quanto non permetteva di installare applicazione terze sui dispositivi al momento del lancio sul commercio (procedimento per cui “big G” aveva presentato ricorso a gennaio scorso).

Il vice capo dil Fas, Anatoly Golomolzin, ha riferito oggi ai giornalisti che Google Corporation (accusata da Fas di violare la legge sulla tutela della concorrenza) è oggi d’accordo con i principi di base proposti dal regolatore per l’accordo transattivo: “I principi di base che comprendono l’attuazione delle sentenze, l’adozione di misure per eliminare le violazioni e le sue conseguenze sono state accettate dalla controparte – recita il comunicato. – Queste condizioni sono parte determinante dell’accordo, e dall’accettazione delle stesse dipende la firma (o meno) dell’accordo. I dettagli sono ancora in fase di definizione e verranno resi noti tra non meno di 10 giorni”. 

Big G aveva mostrato maggiore propensione al dialogo solo a febbraio di quest’anno quando aveva fatto sapere  all’organo antitrust della Federazione di essere pronta ad un dialogo volto a trovare un accordo amichevole. Prima di ciò il dialogo tra le parti era stato all’insegna del “botta e risposta”, quasi sempre a svantaggio della società informatica son la sede nella Silicon Valley. La diatriba tra i due era iniziata in seguito alla nuova politica di import substitution messa in campo da Mosca, lanciata ormai più di due anni fa e che anche nel campo del software ha trovato terreno fertile. La Russia, infatti, vanta numerose aziende considerevoli nel mondo dell’IT, e negli ultimi anni ha investito risorse e denaro per lo sviluppo di tecnologie (e anche interi parchi tecnologici) per permettere uno sviluppo profittevole e duraturo del settore.

I grandi players internazionali quali Apple, Google, Whatsapp, Youtube e Microsoft (colpito duramente nella lotta al software straniero nei luoghi pubblici, nrd)  avevano in più occasioni provato a fare muro (come spesso accade in Europa attraverso i lavori delle grandi lobby), senza però riuscire ad evitare che gli organi di controllo volgessero lo sguardo da un’altra parte. In mancanza di un risultato concreto, avevano infine provato a mettere in campo un’altra strategia,  minacciando l’uscita dal mercato russo (che conta 150 milioni di utenti, ed è strettamente collegato con quello del Kazakistan, Azerbaijan, e molti altri Paesi eurasiatici per un totale che si avvicina ai 200M di persone attive): anche qui nessun risultato, con molti utenti che hanno avvertito il pericolo di un’imminente perdita di dati e si sono avvicinati ancora più ai prodotti “Made in Russia”. Oggi l’ultima partita, che sembra tutta in favore di Mosca.

Print this entry

  Article "tagged" as:
  Categories:
view more articles

About Article Author

Davide Lonardi
Davide Lonardi

Giornalista iscritto dall'Ordine Nazionale dal 2011, nutre una particolare passione per il mondo dell'editoria online. Collabora con diverse testate occupandosi anche di strategie di marketing e di personal branding sul web

View More Articles