Il dibattito dei Vice

Ieri notte "duello" tra Mike Pence e Tim Kaine
Il dibattito dei Vice
05 October 15:07 2016 Print This Article

 

Cosa ci si poteva aspettare dal dibattito dei Vice di ieri notte tra Mike Pence e Tim Kaine? Un ritratto dei due personaggi lo avevamo già fatto un po’ di tempo fa. Il primo, il repubblicano, è il Governatore in carica dell’Indiana ed un conservatore di ferro, non troppo conosciuto se non a livello locale. Il secondo, il democratico, è Senatore per lo Stato della Virginia ed è stato in lizza per diventare Vice Presidente già nel 2008, quando aveva sostenuto l’allora sfidante della Clinton, Barack Obama. Tim Kaine è cattolico e di natura moderata, ma con un’indole molto più conservatrice di quel che possa di primo acchito sembrare, vista la sua battaglia di qualche tempo fa per by-passare il congresso circa un intervento in Siria ed Iraq contro l’Isis.

Per arrivare subito al sodo: chi ha prevalso fra i due ieri notte? Il solito istant poll, a caldo, della CNN ha evidenziato il nome di Mike Pence, il quale è sembrato essersi destreggiato meglio di Kaine, raccogliendo il 48% dei consensi contro i 42 punti percentuali del democratico. Solo impressioni oppure è andata davvero così? Siamo sinceri: il ticket di presidenza ha sempre contato poco, se non per raggranellare consensi in vista delle votazioni. Spesso, infatti, i Vice Presidenti sono poco sotto la luce dei riflettori e contano relativamente nelle decisioni cruciali per il Paese, perché la vera linea politica, il ‘mood’, viene sempre dato dal Presidente in carica e dai suoi consiglieri. La figura del Vice Presidente, quindi, può essere paragonata ad una buona spalla su cui appoggiarsi, ma mai e poi mai ad un elemento portante di un mandato presidenziale. Anche per questo, spessissimo, le figure dei Vice non hanno mai avuto una grandissima personalità, perché scelti apposta in questo modo: rassicuranti ed in grado di sostenere una elezione, senza però mai sovrastare la figura principale del candidato in carica. Una descrizione, questa appena fatta, che ricalca in pieno le figure di Pence e Kaine: soprattutto quest’anno (causa le figure molto marcate e carismatiche dei due frontrunner) due buoni politici, ma nulla di più.

Tornando alla sostanza del dibattito, Tim Kaine, ci ha provato: ha cercato di attaccare la figura di Donald Trump, che certamente ha buoni temi su cui essere attaccato. Ha cercato di scavare nel passato del candidato repubblicano riprendendo in mano l’argomento ‘tasse’ (di pochi giorni fa lo scoop del New York Times che ha pubblicato una vecchia dichiarazione dei redditi di Trump) e sottolineando il poco savoir-faire nei confronti degli immigrati e del gentil sesso (con riferimento all’annosa questione della ex Miss Universo, Alicia Machado). Mike Pence, però, è stato indubbiamente bravo a schivare i colpi ed è sembrato molto più calmo rispetto ad un Tim Kaine decisamente molto più all’attacco e più ansioso di quello che si poteva immaginare alla vigilia: quando Pence è stato portato da Kaine, per l’ennesima volta, a parlare del problema fiscale, ha risposto: “ho capito perché vuole parlare solo di questo, o sbaglio?”. Come a dire: ”Sbaglio o non hai altri argomenti?”. Pence in realtà è stato bravo a non difendere a spada tratta Donald Trump e a non soffermarsi troppo a parlare dell’immobiliarista, come avrebbe voluto Kaine. Anzi, a volte il governatore dell’Indiana è sembrato quasi in disaccordo con il candidato repubblicano, per esempio sui key points della Russia e dell’immigrazione (argomenti non da poco), ma senza mai essere troppo critico o palesemente agli antipodi con il tycoon newyorchese. Il compito di Mike Pence, infatti, era quello di abbassare i toni sulla figura di Trump per poter aver armi necessarie per presentare un ticket, sostanzialmente, rispettabile. E per buona parte della serata ci è riuscito, portando a compimento un lavoro che non era per nulla facile, vista la natura di Trump. Allo stesso modo, Pence, non è stato a guardare, criticando aspramente Hillary Clinton (anche la democratica ha buoni argomenti per essere criticata) sulle sue politiche ed il passato non troppo trasparente. Anche il Senatore della Virginia, a dir la verità, non si è soffermato troppo sulla difesa della Clinton, cercando di riportare il dibattito sulla figura di Trump, senza però avere fortuna. Insomma le figure imponenti di Hillary e Donald hanno alla fine tenuto banco nel duello lasciando i due Vice palesemente al confine, due personaggi che, mai come quest’anno, sembrano veramente ininfluenti e poco carismatici.

Alla fine, sì, l’ha spuntata Mike Pence, anche se molto probabilmente questa vittoria di Pirro sposterà poco o nulla nella corsa presidenziale. D’altro canto neanche la vittoria ai punti di Hillary Clinton nel primo dibattito sembra aver spostato più di tanto le percentuali. E’ vero, l’ex first lady, un piccolo bounce l’ha avuto, ma di pochi punti: nei sondaggi ‘2-way’ (Clinton vs Trump) la media della democratica si ferma ad un +3,8%, mentre nel ‘4-way’ (Clinton vs Trump vs Johnson vs Stein), Hillary, si è attestata ad un +3,7%. Molto poco. Troppo poco.

Questa lotta sul filo di lana non fa che rendere ancora più interessanti i prossimi dibattiti, in cui probabilmente troveremo Donald Trump più all’attacco e meno remissivo rispetto al primo scontro dialettico con la Clinton. Il tycoon ha assolutamente bisogno di restringere il già esile divario nei sondaggi contro l’ex Segretario di Stato ed è molto probabile che ci ritroveremo The Donald col coltello fra i denti. Solo azzerando le distanze, visto il numero di indecisi ancora alto, il tycoon potrà realmente giocarsela a novembre.

Cristoforo Zervos Twitter: @C_Zervos

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Cecilia Valentini
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