Il ritorno delle pellicce

Giacche a doppio petto, visoni lunghi fino ai piedi o eleganti mantelline. Per secoli il guardaroba russo prevedeva un capo d’abbigliamento in pelle per contenere e mitigare le temperature invernali. Ma da due anni il volume di acquisto era registrato solo in territorio negativo
Il ritorno delle pellicce
25 gennaio 11:41 2018 Stampa

Il volume di acquisto di pellicce in Russia è tornato ad avere il segno  positivo: +4,6%. Ancora insufficiente ad invertire la dinamica negativa che negli anni 2014-2016 ha registrato un crollo complessivo del -18,2%.

Il valore complessivo  di vendita è ora di 48,4 miliardi di rubli.

Le difficoltà registrate nel  biennio 2015-2016 avevano indotto alcune società specializzate a parlare di “tramonto” del capo d’abbigliamento-simbolo, sostituito da prodotti più economici. L’inversione di tendenza nel 2017 permette di circoscrivere il calo di popolarità alla riduzione del potere d’acquisto del rublo. Secondo i dati elaborati dall’agenzia di analisi GuidMarket, gli acquirenti russi preferiscono acquistare il 50% delle pellicce nei negozi specializzati, il 31,7% nelle boutique mentre un’alta percentuale (18,7%) acquista pellicce all’estero. La quota della vendita on line è dell’ 8,6%.

In cima alla classifica le pellicce di visone lunghe fino ai piedi, poi giacche di lapin e versioni aggiornate e più eleganti di tulup di montone.

L’Associazione italiana pellicceria (Aip) da tempo lamenta la difficoltà del settore che dal 2011 è in costante declino. Dagli 1,6 miliardi di euro del 2011 (già in calo rispetto agli 1,8 miliardi del 2006 e 2007) il valore della produzione italiana nel canale commerciale è sceso a 1,2 miliardi. Tra il 2015 e il 2016 il calo è stato dell’11,3%. Tra gli operatori emergono preoccupazione e scetticismo: il 56% degli intervistati ritiene che il mercato sia in declino e il 41% che nei prossimi tre anni le pellicce perderanno altre quote di vendita. L’Italia è stata colpita anche dalle sanzioni economiche dell’Unione europea contro la Russia, che hanno compromesso le esportazioni di pellicce sul mercato fondamentale della Federazione.

 

 

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