Il rublo forte che non c’è

Le società industriali vogliono “un rublo più forte” per diminuire il costo del prezzo dei loro prodotti e per aumentare gli investimenti.
Il rublo forte che non c’è
11 ottobre 13:54 2018 Stampa

L’autunno economico russo è segnato dall’instabilità del rublo e dal timore di un suo ulteriore deprezzamento. Le aspettative dei consumatori si sono considerevolmente ribassate e un’azienda russa su cinque lavora in passivo. La domanda di manodopera non aumenta da tempo e il “Fondo per lo sviluppo dell’industria” continua a stanziare fondi per le aziende in difficoltà. Il deflusso dei depositi in valuta dei clienti di “Sberbank” è diminuito: a settembre sono stati prelevati 900 mln di dollari contro 1,2 mld di agosto ma rimane pur sempre molto alto: i russi ritirano risparmi per la minaccia di ulteriori sanzioni americane e per i bassi tassi d’interesse delle banche. Allo stesso tempo le compagnie hanno aumentato i loro conti bancari in valuta, portandoli a 1,4 mld di dollari nel mese di settembre.

A luglio le varie banche russe hanno acquistato circa 2 mld di euro per contrastare (e prevenire) i notevoli limiti per le banche russe a partecipazione statale al regolamento dei conti in dollari.

L’Istituto di economia Gajdar ha valutato l’atteggiamento delle compagnie industriali verso la svalutazione del rublo: il 63% delle aziende intervistate necessita di un rublo forte. Il 54% di queste ha sostenuto che il rafforzamento della divisa nazionale consentirà ad esse di incrementare gli investimenti.

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