Il secondo, bruttissimo, dibattito fra Hillary e Donald

Poco importa chi ha vinto. In un brutto dibattito esce l’immagine di due candidati impopolari: il primo è un uomo d’affari avulso dalla politica, inadeguato ed impreparato, mentre il secondo è un politico di professione che difficilmente può incarnare il cambiamento tanto voluto nel Paese
Il secondo, bruttissimo, dibattito fra Hillary e Donald
10 October 14:46 2016 Print This Article

Suona strano come un video di dieci anni fa, catturato durante una conversazione privata fra Donald Trump e Billy Bush (conduttore televisivo e parente di George W. Bush), possa avere avuto tanta enfasi nei media. Donald Trump, infatti, non ha mai nascosto la sua natura maschilista da ‘super uomo’ e da bullo di quartiere, dando prova del suo ‘savoir-faire’ (ça va sans dire) verso il gentil sesso molte volte, l’ultima qualche giorno fa con la querelle contro una ex Miss Universo, Alicia Machado, di cui abbiamo parlato nel nostro precedente articolo.  Eppure lo scoop del Washington Post ha fatto centro, facendo levare unanime non solo il coro benpensante americano, ma anche una buona fetta del partito Repubblicano, persino del suo Vice papabile alla Casa Bianca, Mike Pence. Ai #nevertrump (molto sottotono nell’ultimo periodo), invece, non è sembrato vero: a 24 ore dal cruciale secondo dibattito la chance di attaccare il nemico che sta minando l’esistenza stessa del partito dell’elefantino e, soprattutto, salvare il salvabile nelle elezioni al Senato e alla Camera (la grande paura del partito Repubblicano è che la personalità di Trump possa danneggiare il voto per il controllo del Congresso), poteva fare indubbiamente gola. Il ‘golpe’, però (è stato addirittura proposto Mike Pence come sostituto di Trump), non è andato a buon fine per due semplici motivi. Il primo motivo è di natura tecnica: in alcuni Stati si è già votato ed inoltre ci sarebbe bisogno di una modifica della regola per la sostituzione in corsa dei candidati che richiederebbe il consenso della commissione delle regole interne dei repubblicani e di due terzi del partito stesso. Cambiare, quindi, in corsa (oltre ai voti gettati al vento) risulterebbe davvero impossibile. Tra l’altro, il nome di un altro candidato piazzato all’ultimo momento sarebbe presente solo nelle schede in alcuni Stati, non in tutti, per via delle scadenze che variano da regione a regione. Il secondo motivo, invece, sarebbe quello di cercare di convincere gli oltre 13 milioni di persone (record assoluto per i repubblicani) che hanno votato il tycoon alle primarie ad accantonarlo per far spazio ad un altro candidato. Parecchio complicato e tremendamente pericoloso per il Gop, che è già ai ferri corti con molta parte del suo elettorato e con un futuro politico incerto.

Nonostante tutto, Donald Trump, non è stato a guardare dimostrando gran sangue freddo: poche ore dopo lo scoop del Wash Post, il magnate ha indetto una conferenza stampa con le accusatrici di Bill Clinton, ex Presidente e coniuge della candidata in corsa. Una manovra, da parte di Trump, che era già nell’aria da qualche tempo e che in un momento come questo era scontato sarebbe stata usata come strumento di difesa dagli attacchi orchestrati dai media. Circa un’ora e mezza prima del dibattito, The Donald, si è presentato (con diretta anche su Facebook) con 4 donne, fra cui: Paula Jones, Kathleen Willey e Juanita Broaddrick che anni addietro hanno accusato Bill Clinton di violenza sessuale. “Le azioni parlano più forte delle parole”, ha detto la signora Broaddrick. “Mr Trump può aver detto parole cattive, ma Bill Clinton mi ha violentata e Hillary Clinton mi ha minacciato. Non credo che ci sia paragone “. Insomma, le premesse per i fuochi d’artificio in questo secondo dibattito c’erano tutte. Ed in effetti, i due, non si sono risparmiati.

In quel di St. Louis e con il metodo del “Town Hall” (domande dal pubblico, in questo caso dai social), i due contendenti alla Casa Bianca hanno dato vita ad un secondo dibattito veramente brutto e pesante, soprattutto all’inizio. Entrando nella sala, i due candidati non si sono dati la mano (difficile ricordare un altro precedente negli ultimi anni) e immediatamente, com’era lecito immaginare, ha tenuto banco il tema sull’ultimo video, la conversazione privata di Trump che ormai ha già fatto il giro del mondo. Insomma, per almeno mezz’ora è volato fango con accuse molto pesanti da ambo le parti.

Questa sera era un momento cruciale per Donald Trump, in tanti analisti e media si stavano addirittura chiedendo se per lui questa potesse essere la fine della corsa. Ebbene, Donald Trump, a nostro parere se l’è cavata molto meglio di quello che si poteva prevedere. Non è stato certamente il suo momento migliore e non sempre si è dimostrato lucido (come al solito si è dimostrato poco preparato su molti temi nel corso della serata), ma certamente il magnate immobiliare ha scampato una tragedia che sembrava annunciata. Sotto le domande insistenti dei moderatori Martha Raddatz e Anderson Cooper, The Donald, si è scusato per aver usato le parole sconvenienti venute alla luce sul video pubblicato dal Washington Post e si è definito “imbarazzato” contrattaccando con l’arma degli scandali sessuali di Bill Clinton, sottolineando che “un conto sono le parole e le chiacchere da spogliatoio, un conto sono i fatti”. Era indubbia la difficoltà per Hillary Clinton di poter rimarcare sui modi di approccio al gentil sesso del tycoon newyorkese visto il passato del marito. Infatti l’ennesimo scandalo di Trump, almeno nel dibattito di questa notte, non ha sortito l’effetto distruttivo sperato dai democratici e dai detrattori dell’immobiliarista. Anzi, purtroppo i primi 30 minuti di attacchi personali (ai limiti dell’insulto) non sono stati un bello spettacolo: chi vi scrive, difficilmente aveva assistito negli ultimi anni ad un momento politico così basso durante un dibattito per la corsa alla Casa Bianca.

Al di là della prima mezz’ora i toni, con l’andare dei minuti, si sono un po’ placati. Molti gli argomenti scaturiti dalle domande del pubblico: Obamacare, immigrazione, tasse, Siria, politica energetica, Corte Suprema ed ovviamente Wikileaks e le email annose della Clinton. Proprio sulle email è parso strano che Trump non abbia rincarato sulle ultime rivelazioni di Wikileaks con le pubblicazioni di altre email private (circa duemila) della Clinton (altre ne arriveranno, stando a quello dichiarato da Assange, il deus ex machina degli hacker di Wiki), il che ha di nuovo lasciato intendere la impreparazione di Trump, che è un leitmotiv di tutta la sua campagna elettorale.

In realtà i vari temi non sono stati approfonditi più di tanto e, in tutta sincerità, il bruttissimo spettacolo della prima mezz’ora ha sostanzialmente spazzato via tutto. Trump, però, molto spesso ha potuto replicare agli attacchi e alle critiche della Clinton, per colpa proprio della stessa ex first lady, da troppo tempo in politica e troppo parte dell’establishment per poter essere un cambiamento credibile per il ‘Paese America’. Se Trump, infatti, ha potuto rispondere per le rime (spesso, dobbiamo dirlo, in maniera sconclusionata e poco veritiera) lo deve proprio alla Clinton stessa e alle sue criticità. Se in generale, Trump, può attaccare la Clinton sul voto a favore per l’invasione dell’Iraq; se Trump può attaccare la Clinton sulla poca trasparenza nell’utilizzo del server privato quando era alla Casa Bianca; se Trump può accusare la Clinton di dire bugie persino sul suo stato di salute; se Trump può tranquillamente controbattere ad uno scandalo che avrebbe distrutto qualsiasi altro candidato alla Casa Bianca, di chi la colpa? Se Trump ha tante, tantissime criticità, la Clinton non è certamente da meno. Anche se l’ex Segretario di Stato risulta certamente più preparata e molto più esperta, è ancora troppo vulnerabile sul suo passato politico, sempre poco trasparente e poco chiaro. Quello che per noi è balzato agli occhi nella notte sono state due figure di candidati poco amati ed impopolari: il primo, un immobiliarista avulso dalla politica e assolutamente inadeguato ed impreparato, mentre il secondo, un politico di professione nel senso più dispregiativo del termine, quel disprezzo che gli anti establishment hanno appiccicato ad un mestiere (sì, la politica, che piaccia o meno, è un nobile lavoro se viene svolto bene) che invece dovrebbe regolare al meglio le nostre vite.

Anche se non ha tanto senso interrogarsi sul vincitore di questa notte il sondaggio a caldo della CNN ha dato nuovamente la vittoria alla Clinton (57%), ma ciò non toglie che Donald Trump abbia notevolmente superato le aspettative, perché da una tragedia annunciata, il tycoon esce ancora una volta vivo e vegeto salvando una situazione che alla vigilia sembrava impossibile da gestire, dato l’eco mediatico scaturito dall’ultimo scandalo, l’ennesimo di una lunga serie.

Cosa adesso ci possiamo aspettare è difficile a dirsi. Certamente bisognerà attendere qualche giorno per poter vedere il bounce nei sondaggi, visto che a caldo e senza qualche dato è davvero impossibile capire il mood dell’elettorato. La Clinton rimane ancora in buon vantaggio e forse guadagnerà ancora qualcosa dopo stanotte, ma il tycoon sta dando indubbiamente prova di una grande tempra da combattente e potrebbe essere proprio questo suo temperamento a far breccia in qualche indeciso dell’ultima ora. Il prossimo ed ultimo dibattito fra i due contendenti vedrà la luce fra dieci giorni, il 19 di ottobre, a Las Vegas, in Nevada. Statene certi: i giochi, almeno per il momento, non sono ancora fatti.

Cristoforo Zervos Twitter: @C_Zervos

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Cecilia Valentini
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