Import, gli alti e bassi del vino italiano nei Paesi Bric

+39 percento in Cina, ma scarsi risultati in India, Russia e Brasile che hanno chiuso il 2016 con un Pil in calo
Import, gli alti e bassi del vino italiano nei Paesi Bric
10 febbraio 14:22 2017 Stampa

Risultati altalenanti per l’importazione del vino italiano nei paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Se, infatti, l’Italia ha ottenuto un grande successo in Cina con un import dei vini fermi imbottigliati superiore al 39 percento, in Russia e in Brasile è stata superata rispettivamente dalla Spagna, che ha registrato una crescita del 15 percento, e dal Cile (14 percento).

In generale, però, nei paesi emergenti il mercato del vino sembra andare in direzioni differenti. Nel 2016 la Cina si è confermata maggiore importatrice, registrando un incremento del 16 percento rispetto all’anno precedente. Mentre i mercati di Russia e Brasile hanno concluso l’anno con un indice negativo. Se, da una parte, l’import russo non ha registrato particolari variazioni, quello brasiliano ha avuto un leggero calo (-3 percento) sul valore e una crescita del 12 percento sui volumi a seguito della diminuzione dell’importazione di vini di fascia premium. Tra questi ultimi, il più penalizzato è stato lo Champagne che, soltanto nel 2016, ha registrato un calo del 40 percento dell’import.

Uno dei fattori complici della diminuzione dell’importazione è stato il calo del prezzo del petrolio iniziato nel 2014. La prima ad essere colpita è stata proprio la Russia che, da allora, ha cominciato a ridurre gli acquisti di vino dall’estero, diminuendo l’import del 20 percento.

“Alla base di queste diversità nel trend della importazioni di vino risiedono soprattutto fattori macroeconomici. Russia e Brasile hanno chiuso il 2016 con un Pil in calo per il secondo anno consecutivo e valute locali, Rublo e Real, che, seppur in recupero dai minimi toccati rispetto all’euro (e alle altre monete ‘forti’ come il dollaro statunitense) a fine 2015, risultano ancora sensibilmente svalutate rispetto a qualche anno fa. Senza tralasciare poi il fardello dei dazi all’entrata che, nel caso dell’India, mediamente si attestano sul 150% del prezzo all’import” ha dichiarato Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, società di ricerca per le imprese.

L’India, invece, con meno di 20 mln di euro di import, continua ad avere un mercato irrilevante nel settore vinicolo. Gli intervalli di importazione registrati, infatti, sono molto bassi: si parla di oscillazioni tra i 30 e i 40 ettolitri. In mercati come questo i valori possono passare da positivi a negativi in un solo anno, basta avere un ordine di acquisto in più per chiudere in positivo l’anno commerciale.

Nicole Volpe

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