Italia, la quota di mercato è all’11% nei Paesi emergenti

L'indagine sul mercato del vino, realizzata dall'Osservatorio dei Paesi Terzi, dipinge un futuro problematico per il vino italiano. Il vino italiano mantiene il primato in Russia
Italia, la quota di mercato è all’11% nei Paesi emergenti
10 aprile 10:32 2017 Stampa

È una brutta medaglia quella che ha ottenuto l’Italia del vino nei mercati emergenti (Sud-Est asiatico, Medio Oriente, ex Urss, America Latina e Africa). Citiamo i Paesi, uno ad uno: Cina, Costa d’Avorio, Corea del Sud, Mozambico, Filippine, Nigeria, Malesia, Brasile, Thailandia, Messico, Taiwan, Ucraina, Vietnam, Bielorussia, Emirati Arabi, Kazakistan, Israele, Russia e Angola. Questi 19 mercati nel 2016 hanno complessivamente acquistato vino per 4,25mld di euro, aumentando la loro domanda del +298% sui valori del 2006. Ma l’Italia ha esportato lo scorso anno 466mln di euro, posizionandosi al quarto posto tra i top exporter con una quota di mercato dell’11% (nello scenario del vino globale occupa il secondo posto con il 21%). Questi i dati dell’analisi realizzata dall’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies e Nomisma Wine Monitor e rilasciata oggi a Vinitaly.

Su ben altri livelli le quote della Francia, che con il 33% e 1,4mld di euro fa il triplo dell’Italia, seguita da Australia (15%, 620mln) e Cile (12%, 501mln). E la classifica non migliora se si guarda alle performance di crescita: il +373% italiano registrato negli ultimi dieci anni non tiene il passo con l’impennata della Nuova Zelanda (+921%) e dell’Australia (+881%), ma neanche con il ritmo di Sudafrica (+516%), Francia (+434%) e Cile (+379%).

Per Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies, la soluzione (che implica anche una missione di colpa) è semplice: “Per stare al passo con la nuova geografia dei mercati del vino l’Italia deve potenziare l’impegno per l’internazionalizzazione”.

Al di là della leadership francese che figura a livello trasversale nel mondo – ha spiegato Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor –, nei mercati emergenti i vini dell’Emisfero Sud (Australia e Cile in primis) stanno crescendo di più di quelli italiani. Tra i fattori che li rendono più competitivi ci sono la maggior dimensione delle aziende esportatrici (fondamentale nei confronti degli operatori distributivi del mercato target), la notorietà dei vitigni (internazionali) e le facilitazioni all’ingresso determinate da accordi di libero scambio che nel caso del Cile permettono l’import a dazio zero per molti di questi paesi.

Secondo i dati analizzati dall’Osservatorio, mentre l’Italia riesce a conquistarsi il primato solo nel mercato russo (29%) e ucraino (29%), il vino francese domina nel blocco medio-orientale (Israele e Emirati Arabi), in Nigeria, ma soprattutto in 4 dei 7 Paesi emergenti asiatici (Cina, Corea del Sud, Taiwan e Thailandia), dove la Cina esprime, da sola, il 50% della domanda di vino complessiva dei 19 Paesi (+1856% negli ultimi 10 anni). Sempre sul fronte della domanda, sono ben 14 su 19 i Paesi cresciuti in tripla cifra. Tra questi troviamo Thailandia (+244%), Malesia (+234%), Emirati Arabi (+219%) e Taiwan (164%), ma anche Russia (+110%), Brasile (+130%) e Messico (+113%).

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Cecilia Valentini
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