La Clinton blinda la nomination

Hillary Clinton è la prima donna candidata alla Presidenza degli Stati Uniti entrando nella storia del Paese America
La Clinton blinda la nomination
08 June 14:59 2016 Print This Article

Con l’ennesimo Super Tuesday si è concluso anche l’ultimo atto di questa lunga corsa di primarie statunitensi iniziata a febbraio.

Di seguito tutti i risultati:
Schermata 2016-06-08 alle 14.47.15

Poco importa che manchi ancora all’appello il voto di District of Columbia il 14 di giugno e che (nel momento in cui scriviamo) il conteggio in California non sia ancora terminato: Hillary Clinton è la prima donna candidata alla Presidenza degli Stati Uniti entrando nella storia del Paese America. Già molte ore prima dell’inizio di questo ennesimo super martedì del voto, Associated Press (uno dei grandi media Usa), in base alle ultime votazioni a Puerto Rico e Virgin Island, aveva espresso il suo verdetto.

Untitled

In realtà, come vi avevamo già spiegato nei nostri precedenti articoli e nonostante quello che vi hanno sempre raccontato gli altri mezzi di comunicazione, la nomination dell’ex Segretario di Stato era inevitabile e già scritta da mesi. Le sue grandi vittorie negli Stati del Sud (Florida e Texas su tutti) e nel Nord Est (New York e Pennsylvania le regioni chiave) hanno coronato la sua candidatura già in epoca non sospetta. Non solo per la scelta inequivocabile del Partito Democratico tramite i Super Delegates, ma soprattutto per via della impossibilità matematica per Bernie Sanders di poterla raggiungere.

Al momento, senza i super delegates, la Clinton è riuscita a racimolare ben 1926 delegati contro i 1615 del senatore del Vermont. Contando anche i super delegati, l’ex first lady, arriva al totale di 2497 contro i 1663 di Bernie Sanders, ben oltre il numero utile di 2382 delegati. A questo punto la convention di luglio a Philadelphia sembra davvero diventare solo una riunione di routine, dove le alzate di mano a favore di Hillary si sprecheranno. Una dichiarazione della Casa Bianca di poche ore fa conferma che già domani il Presidente degli Stati Uniti in carica, Barack Obama, incontrerà Bernie Sanders () per accordarsi e sciogliere le riserve del senatore, al fine di compattare tutto il partito a novembre contro Donald Trump.
Untitled2

Un dato politico diverso, ma ugualmente importante, però esiste: Sanders ha fatto delle primarie straordinarie. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di lui, soprattutto davanti ad una ‘nave corazzata’ come Hillary Clinton. L’anno anti establishment (che lascia comunque dubbi sul futuro del partito) poco però ha potuto contro la realtà dei numeri. Nonostante i vari problemi che legano la sua figura, l’antipatia che suscita in alcune classi sociali e i problemi giudiziari ancora in corso, l’ex Segretario di Stato si è conquistata sul campo e con i voti la sua nomination e non dirlo sarebbe ipocrita oltre che scorretto. A questo punto, per Bernie Sanders, iniziano giorni di trattative frenetiche per rivendicare un giusto ed adeguato posto al sole dopo quel 40% di voti (tantissimi) raccolti fino ad oggi. In un ipotetico scontro contro Donald Trump, il senatore risulta ancora in migliore posizione rispetto Hillary Clinton che invece risulta quasi alla pari (o addirittura perdente) col tycoon newyorkese. Nonostante manchino ancora molti mesi al voto generale, questi dati stanno pesando indubbiamente sull’opinione pubblica, che è sempre più divisa, non solo sul lato democratico, ma anche sul lato repubblicano. Mai si erano viste elezioni così laceranti, dove i partiti stanno sperimentando nuovi movimenti interni sottolineando come anche la politica oltre oceano stia facendo enorme fatica nel comprendere i bisogni delle persone: alcune completamente dimenticate, altre impaurite di perdere il loro status quo. Il tema enorme dell’anti politica sta facendo breccia anche dall’altra parte dell’Atlantico e sta incredibilmente accomunando la politica europea, da sempre distante e diversa per ragioni storiche e culturali, con quella americana. L’enorme crisi del 2008 (che ancora si fa sentire, nonostante tutto, anche negli States) senza dubbio ha accentuato un percorso sociale e politico in profondo cambiamento. Cosa questo potrà rappresentare per gli anni a venire è ancora difficile da capire, ma se il populismo non capita per caso, anche la società va di pari passo con le scelte politiche (spesso purtroppo sbagliate), su un binario parallelo, ma inscindibile. Una classe dirigente ormai vecchia e qualche volta incapace, con un ricambio generazionale che stenta a prenderne il posto (anche per problemi di capacità), risulta una criticità palese e si ripercuote per forza di cose anche nelle urne. Lo abbiamo visto in Europa e lo stiamo vedendo in America con nette divisioni nell’elettorato che, nonostante le palesi nomination in entrambi i partiti, non riesce a compattarsi e ad unirsi proprio per colpa dei candidati, che non sono riusciti a convincere con i loro programmi e loro storia personale la totalità dell’elettorato. Il momento di smarrimento di questa epoca è fortissimo, dove la necessità di forti leader a cui aggrapparsi diventa imprescindibile. Come possiamo, quindi, sorprenderci di candidati banali o mediocri che, scevri di qualsiasi idea o strategia politica, non fanno altro che urlare più forte per portare alla propria corte le masse? Quesiti enormi che al momento non trovano risposta e a cui solo il tempo potrà dare risposta.

Ora, invece, ha formalmente inizio il grande cammino verso il mese di novembre che non solo vedrà decretare il nuovo Presidente degli Stati Uniti, ma che ridisegnerà anche il Congresso con la partita al Senato completamente aperta. Attendendo le rispettive convention di partito fra qualche settimana, una a Cleveland e l’altra a Philadelphia, sarà interessante vedere il cammino dei due contendenti alla sala ovale. Molti sono ancora i mesi che ci separano dall’election day ed il colpo di scena potrebbe essere dietro l’angolo, in una delle elezioni più incredibili che mai siano capitate nella storia degli Stati Uniti.

Cristoforo Zervos Twitter: @C_Zervos

Print this entry

view more articles

About Article Author

Davide Lonardi
Davide Lonardi

Giornalista iscritto dall'Ordine Nazionale dal 2011, nutre una particolare passione per il mondo dell'editoria online. Collabora con diverse testate occupandosi anche di strategie di marketing e di personal branding sul web

View More Articles