La Comunità economica eurasiatica: i dubbi di Bruxelles

L’Ambasciatore UE in Russia: “la cooperazione con l’UE è ostacolata dall'incertezza dell’Unione economica eurasiatica”
La Comunità economica eurasiatica: i dubbi di Bruxelles
16 febbraio 07:00 2018 Stampa

Se tutto fosse più chiaro, se tutto fosse più trasparente, se il confronto avvenisse a carte scoperte. Questa, in sintesi, la posizione espressa dall’ambasciatore Ue in Russia, Markus Ederer, nel valutare la possibilità di una maggiore interazione della CEEA con Bruxelles CEEA. Ad oggi la Comunità economica eurasiatica di fatto non è ri-conosciuta come un attore istituzionale dell’Unione Europea. Nessun documento ufficiale della Commissione o del Parlamento ne contempla un ruolo attivo nella interlocuzione tra i due sistemi economici e politici.

Ma il valore della posizione espressa da Ederer consiste proprio nel non averne escluso la possibilità ed anzi nell’aver voluto elencare le condizioni attraverso cui poter giungere al riconoscimento. “Innanzi tutto, Bruxelles non è ancora del tutto convinta che l’AEA sia un mercato interno funzionante con un libero regime di commercio estero. Vediamo troppe eccezioni”, ha puntualizzato l’ambasciatore. Le riserve hanno a che fare con il funzionamento del mercato interno e con il funzionamento di quello con l’estero.

“Per quanto riguarda il mercato interno, per molti aspetti non funziona: ci sono casi di chiusure all’interno dell’Unione, alcuni prodotti provenienti da paesi terzi sono in difficoltà con il transito nel territorio dell’Unione”.

Se parliamo di commercio con l’estero, “vediamo che uno dei paesi CEEA ha istituito misure restrittive nei confronti dei paesi terzi che non sono stati supportati da altri membri dell’Unione“.

Ederer ha rilevato che l’Unione europea non vede ancora una disciplina coerente del trading e una modalità libera e lineare applicata al commercio, come avviene nell’UE.

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