La fake news dell’Occidente

L'esperto di comunicazione di Rossiya Segodnya spiega perché l'Occidente sta cercando di limitare il lavoro dei media russi
La fake news dell’Occidente
20 settembre 12:23 2018 Stampa

I media occidentali sentono la minaccia dell’ingresso dell’informazione russa nei mercati di lingua inglese e stanno facendo tutto il possibile per limitare la loro influenza. Lo ha affermato nel corso del Forum  Baltic Week-end Peter Lidov-Petrovsky,  direttore comunicazione e relazioni istituzionali del gruppo editoriale Rossiya Segodnya.

“I media mainstream occidentali non sono più l’unica fonte di informazione, perché offrono al pubblico solo le notizie che ritengono utili ai loro scopi. D’altra parte si può riscontrare tra i media occidentali  la lotta per la supremazia sui mercati dell’informazione e come stiano cercando in tutti i modi di ostacolare il lavoro dei colleghi russi”. Secondo Lidov-Petrovsky, non appena i media russi iniziano ad avere un pubblico significativo all’estero, i colleghi occidentali “dimenticano le loro norme costituzionali sulla libertà di espressione”.

Ad esempio, ha ricordato un rapporto dei media occidentali su un presunto attacco chimico che sarebbe stato commesso in Siria in aprile.
“Questa notizia è stata diffusa da giornalisti della CNN, BBC non in Siria, ma a Beirut o ad Ankara. Sulla base di questa falsa notizia i Paesi cosiddetti ‘democratici’ hanno preso la decisione di un attacco missilistico in Siria, che è stato realizzato solo una settimana più tardi” ha detto Lidov-Petrovsky, ricordando che, secondo quanto poi emerso, in realtà l’attacco chimico non c’è mai stato. “Dunque sulla base di una fake news diffusa dai media occidentali, il mondo potrebbe ritrovarsi sull’orlo di una guerra. Questa è purtroppo la realtà in cui viviamo”, ha detto Lidov-Petrovsky.

Dopo aver suscitato l’indignazione per le armi chimiche che sarebbero state utilizzate nella città di Duma il 4 aprile, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia avevano infatti colpito con un attacco missilistico il territorio siriano, senza attendere le indagini degli esperti dell’OPCW (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons). Damasco venne accusata da Washington, Londra e Parigi, senza alcuna prova, visto che le loro conclusioni erano basate su videoclip pubblicati da risorse internet riconducibili all’opposizione ad Assad.  La stessa OPCW a luglio aveva ammesso che le indagini oggettive condotte sui luoghi del conflitto non avevano rivelato nessuna traccia di gas tossico.

 

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Domenico Nucera
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