Le farmacie si preparano a chiudere. Metà non regge la concorrenza dei negozi

La più grande catena russa di farmacia russa Rigla, pronta a chiudere metà dei punti vendita
Le farmacie si preparano a chiudere. Metà non regge la concorrenza dei negozi
20 febbraio 18:00 2018 Stampa

Rigla ha 1860 punti vendita e metà sono a rischio chiusura. Stesso destino minaccia “Neofarm” e la rete “Stolichki”. I piccoli distributori regionali di prodotti farmaceutici regionali hanno manifestato l’intenzione di abbandonare completamente il mercato. L’adozione della legge che autorizza la vendita di farmaci da banco anche nei negozi alimentari ha prodotto il terremoto prima ancora della sua entrata in vigore.

Alexander Filippov, direttore generale di Rigla, è stato chiaro: 743 prodotti farmaceutici stanno per finire negli scaffali della distribuzione alimentare. A noi resta un monopolio negativo, ovvero rovesciato. Tanti oneri, nessun business”. Se il disegno di legge sarà approvato, molte farmacie chiuderanno: ricatto o realtà?

Oggi Rigla è presente con 1860 punti vendita distribuiti in 47 regioni russe; opera con 3 marchi distinti (Rigla, Be Healthy e Zhivika) ed ha un fatturato di 27 miliardi di rubli. Colpita al cuore, più di Rigla, sembra la catena Neofarma che di farmacie ne ha solo 462 (sotto i due brand Neofarm e Stolichka) e che scelta strategica ha puntato a collocare la propria presenza nelle immediate vicinanze dei negozi alimentari, senza immaginare di finire molto vicino ai denti del leone ruggente. Il Ceo della rete, Eugene Nifantiev, profetizza chiusure su tutti i fronti, a cominciare dalle 143 farmacie presenti nelle piccole città il cui bilancio attuale è critico ora, figuriamoci dopo la liberalizzazione.

L’idea di vendere medicinali OTC nei negozi è stata discussa dal Governo nel 2014 per volontà del primo vice ministro Igor Shuvalov. La bozza di legge ha subito un lungo iter prima di trovare forma definitiva nei testi predisposti dal Ministero dell’Industria e del Commercio a fine 2017. La nota esplicativa del documento afferma che la vendita di medicinali da banco nei negozi alimentari stimolerà lo sviluppo, la concorrenza e la riduzione dei prezzi dei medicinali. La discussione pubblica sul disegno di legge si è conclusa il 17 gennaio aggregando un fronte ampio e massiccio di oppositori.

I rappresentanti delle farmacie sono indignati anche per il fatto che la licenza a vendere è rilasciata alle catene non per ciascun punto vendita, come avviene invece per le farmacie, ma alla rete in quanto tale. X Five Retail può sbarcare (e sbancare) con 4.900 punti vendita in un solo colpo, creando un maremoto certo anche se non esattamente quantificabile allo stato dei fatti.

Contro l’approvazione del disegno di legge è espresso il Ministero della Salute sostenendo che attualmente non ci sono problemi  quanto all’approvvigionamento di farmaci da parte della popolazione e che non è certa la capacità dei negozi di fornire un adeguato stoccaggio e garantire la corretta distribuzione dei farmaci. Naturalmente il ministero dell’Industria e del Commercio è di opposta opinione.

Il servizio federale antimonopolio è anche convinto che la vendita di farmaci nei negozi alimentari  contribuirà a ridurre il costo elevato degli stessi. Tesi smentita dai vertici delle catene farmaceutiche  sulla base del seguente assunto: il rapporto tra farmaci da prescrizione e farmaci da banco, nelle farmacie, è attualmente di 51% contro il 49%: se i farmaci da banco saranno disponibili nei negozi alimentari, le farmacie dovranno aumentare i prezzi dei farmaci con obbligo di prescrizione medica per compensare il calo delle vendite: cresceranno mediamente  in una forchetta che va dal minimo dell’11 ad un massimo del 16 per cento e i cittadini pagheranno – per la stessa quantità di farmaci di oggi – 23 miliardi di rubli in più, ovvero non 51,5 miliardi bensì 74,9 miliardi di rubli. Altro che riduzione della spesa.

Print this entry

  Article "tagged" as:
  Categories:
view more articles

About Article Author