L’Emilia-Romagna lancia la Fashion Valley

Un progetto per l'internazionalizzazione delle imprese del comparto moda
L’Emilia-Romagna lancia la Fashion Valley
13 settembre 10:38 2016 Stampa

Creare un network tra le eccellenze del comparto moda. Questo l’obiettivo del progetto lanciato dalla regione Emilia-Romagna: Fashion Valley, che punta allo sviluppo del quarto pilastro del sistema economico emiliano-romagnolo dopo foodmotor e wellness.

Ad oggi all’interno della regione si contano più di 7.200 imprese per la parte manifatturiera (5,5% delle imprese regionali) e circa 52mila addetti (il 5,1% degli addetti regionali), per un export totale di 4,6 miliardi di euro (12,7% delle esportazioni nazionali). E se alla parte industriale si aggiunge la componente terziaria legata alla filiera della moda – con quasi 23mila imprese che impiegano circa 90 mila addetti – il fashion made in Emilia-Romagna raggiunge quasi 30 mila imprese e 142mila addetti.

Delle strategie per lo sviluppo della nascitura Fashion Valley emiliano-romagnola se ne è parlato a Bologna, durante una riunione a cui hanno partecipato imprese, associazioni di categoria, regione e governo con l’assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Palma Costi, e il sottosegretario del ministero dell’Economia e delle finanze, Paola De Micheli. Durante l’incontro si sono affrontati diversi temi tra cui innovazione, internazionalizzazione (in autunno già previsto un confronto con il governo su questo tema) e organizzazione della produzione.

“Abbiamo iniziato un percorso di valorizzazione di un comparto produttivo fondamentale per l’economia regionale, riconosciuto a livello internazionale grazie sia alla presenza di marchi forti sia all’inestimabile qualità dei suoi prodotti garantita da una filiera estremamente competente – ha sottolineato l’assessore alle Attività produttive della regione -. Lavoreremo sulle filiere, sull’internazionalizzazione di tutte le imprese a prescindere dalle dimensioni continuando il dialogo con il governo per lo studio di strumenti adeguati alle specificità di questo comparto. A questo si aggiunge il progetto ‘Fashion Valley’ – ha aggiunto l’assessore – che vuole valorizzare il Made in Italy non solo attraverso il prodotto ma insieme alla conoscenza di tutto quello che sta dietro la sua produzione: la storia, l’esperienza, il know how, le competenze di tutta una filiera. In questo processo, un ruolo fondamentale è svolto dalle fondazioni che stanno nascendo sul nostro territorio come la ‘Fashion Research Italy’ o dai prestigiosi archivi aziendali, con la loro preziosa attività di ricerca e archivio della storia del fashion in Emilia-Romagna. Come, ad esempio, il Citer, la Modateca Deanna o Angelo Vintage Archive, conosciuti e riconosciuti in tutto il mondo”.

Il sottosegretario del ministero dell’Economia e delle finanze ha evidenziato che il governo sta mettendo in campo azioni di politica economica e industriale di grande sostegno alle imprese. “Il riconoscimento della specificità della filiera del tessile – ha detto – ci spinge a individuare, in un rapporto dialettico con gli imprenditori, specifiche misure di sostegno a un comparto che, con i fatti, è punta di diamante della manifattura italiana”.

L’export regionale del settore moda

Se si considera sia la produzione sia la commercializzazione (tessile, abbigliamento, pelli, macchine per la lavorazione, agenti commerciali, ingrosso, dettaglio e ambulanti), le imprese della filiera moda che esportano sono complessivamente 2.047 (8,8% del totale). Il 51% delle imprese esportatrici ha meno di 5 addetti; il 15,7% rappresenta le imprese artigiane, di cui l’8,2% esporta.

In seguito alla crisi, e alla relativa contrazione della domanda interna, anche il settore del fashion ha subito un rallentamento. Dal 2003 al 2015 la produzione è infatti calata del 41,9%. Se si prende in analisi il periodo successivo alla crisi del 2008, le imprese sono calate del 7,8% e il 10,4% degli addetti ha lasciato il settore.

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Cecilia Valentini
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