New York: grande vittoria di Trump, Hillary contiene Sanders

A New York, Trump vince su Kasich e Cruz per i repubblicani, mentre la Clinton vince su Sanders per i democratici
New York: grande vittoria di Trump, Hillary contiene Sanders
20 April 16:35 2016 Print This Article

Prima di addentrarci nella analisi del voto di ieri notte vediamo di capire un po’ di più lo Stato di New York. Per questo Stato c’è da tracciare un netto confine fra New York City e le contee limitrofe con il resto della regione. Anche se il tasso di disoccupazione è alto rispetto alla media statunitense (5,7%), New York sta avendo un un bounce lavorativo importante dalla fine della crisi con la media salari in crescita. New York è anche la casa di ‘Wall Street’ (oggetto di numerose critiche in questa campagna elettorale) e questo sta contribuendo a muovere il mercato economico dello Stato, risultando non un vero e proprio peso per l’economia della regione rispetto gli attacchi e le critiche che invece vorrebbero far capire altro. Se la periferia Nord dello Stato va bene (4,2% di disoccupazione a marzo, contro la media nazionale del 4,9%), altrettanto non si può dire per la parte occidentale dove l’occupazione stenta a decollare con i salari rimasti sostanzialmente invariati rispetto alla media. Questi numeri coincidono con la crisi dell’industria nell’Empire State e con un calo demografico sempre più accentuato.

Inquadrato il contesto, passiamo ai voti veri di ieri notte.

New York:

(R) Trump 60,5% – Kasich 25,1% – Cruz 14,5%

(D) Clinton 57,9% – Sanders 42,1%

Ad inizio serata alcuni entrance/exit poll avevano fatto gridare al miracolo i sostenitori di Sanders: le percentuali, infatti, davano una differenza con l’ex Segretario di Stato di soli 4 punti percentuali. Con il passare dei minuti, però, lo scrutinio ha rivelato un risultato del tutto diverso con la Clinton che, fin da subito, si è stabilizzata in testa con percentuali a due cifre. Il risultato di ieri notte per la ex first lady non si discosta tanto dal risultato raggiunto contro Barack Obama nel 2008, quando la Clinton vinse col 57,4% rispetto al Presidente in carica fermo al 40,3%. Anche il turn out democratico è rimasto sostanzialmente invariato: nel 2008 il popular vote si è attestato a 1.819.515 voters contro il 1.790.083 di ieri notte. Una piccola variazione al ribasso che, però, non intacca più di tanto il trend di affluenza democratico che quest’anno è in forte affanno visto i numerosi voti persi per strada in queste primarie. C’è anche da dire che questi dati risentono delle strette regole di registrazione dello Stato di New York che imponevano per i nuovi elettori la dead line alla fine di marzo e, addirittura, sei mesi prima per gli elettori già attivi (il totale dei voters registrati ed attivi per i democratici è pari a circa 5 milioni, mentre solo 2 milioni per i repubblicani). Al di là di questi dati, comunque importanti, la vittoria di Hillary Clinton non ha sorpreso: ha stravinto il voto afroamericano (75% sul 20% circa dei voters), tra gli ispanici (il 64% sul 14% del totale che è andato a votare) ed ha pareggiato con Sanders sui white voters (circa il 50% sul totale). L’ex first lady ha inoltre stravinto su tutta la parte istruita (il 56% dei laureati). Dato interessante è che la Clinton è riuscita anche a vincere fra le famiglie con percentuali di reddito molto basse (sotto i 30.000 dollari annui), il che va in controtendenza rispetto ai dati fin qui in nostro possesso. Nonostante questi risultati schiaccianti, l’ex Segretario di Stato non riesce (ancora una volta) a convincere la totale maggioranza degli elettori, persino in un Stato come quello di New York che la vedeva super favorita: negli exit poll, infatti, 6 elettori su 10 hanno sottolineato Bernie Sanders come il più onesto dei candidati, forse per via della questione delle email ancora appesa o per i vari scandali che hanno attraversato la famiglia Clinton nel corso degli anni. Quello che ha sorpreso è che anche lo Stato di New York, regione Democratica per eccellenza dove la Clinton è stata senatrice dal 2001 al 2009, ha tentennato sull’ex Segretario di Stato. Dal canto suo, Bernie Sanders, si è impegnato parecchio nello Stato per cercare di alimentare il suo ‘momentum’ dopo la lunga fila di vittorie fin qui conseguite: ha speso tantissimo nell’advertising (più di 5 milioni di dollari), praticamente il doppio dell’investimento della Clinton (circa 2 milioni), ed è riuscito a radunare nei rally una marea di persone (27.000 solo a New York City pochi giorni fa). Purtroppo per il senatore del Vermont tutto questo non è bastato anche se, come al solito, la redistribuzione proporzionale non ha spostato più di tanto l’asticella dei delegates (139 a 106 per la Clinton) lasciando i super delegates al loro posto ed evidenziando la ex first lady super favorita per la nomina alla convention di Filadelfia.

Anche sul lato Repubblicano non ci sono state grandi sorprese: Donald Trump ha stravinto ovunque, con percentuali bulgare in tutti i district (luoghi in cui si svolgeva la vera battaglia). La soglia del 20% per accedere ai delegates e la percentuale del 50% che faceva scattare la clausola del ‘winner takes all’ nello Stato e nei Congressional District (CD) ha tagliato fuori (come previsto) Ted Cruz, lasciando peraltro John Kasich con un pugno di mosche in mano. Il risultato di ieri notte non si discosta molto dalle nostre previsioni anche se, a dir la verità, Kasich ha fatto un po’ peggio, dati alla mano, di quel che si poteva pensare. Il governatore dell’Ohio ha vinto solo nella contea di Manhattan (45%) lasciando campo libero a Trump in tutte le altre contee. Invece nella battaglia dei district (in tutto 27) Kasich è riuscito a dire la sua solo in quattro CD: il decimo, il dodicesimo, il ventesimo ed il ventiquattresimo. I conteggi sono ancora in corso e si presume che Kasich possa strappare una cifra compresa fra i 3 e i 5 delegates.

Gli entrance/exit poll (più veritieri rispetto quelli dei democratici) hanno sottolineato Trump vincente in tutta la fascia di età che va dai 30 agli over 65 con risultati schiaccianti nelle regioni di NYC, Long Island, Hudson Valley, Urban Upstate e Rural Upstate.  L’immobiliarista ha inoltre vinto sugli istruiti (54%) e i non istruiti (65%) e su tutte le fasce di reddito (fra i 30K e i 100k annui). Si è trattato ovviamente di voters adulti (pochissimi i giovani) e quasi tutti di pelle bianca (i black voters repubblicani sono stati all’incirca il 3%). Cosa significano questi risultati schiaccianti tutti a favore di Donald Trump? Nel proseguo della corsa Presidenziale possono significare tutto o niente, nel senso che mancano ancora due mesi alla fine della corsa delle primarie e la regione di New York, Stato di origine del magnate del real estate, era già a suo favore nonostante John Kasich abbia un po’ sottoperformato. Come abbiamo spiegato nelle nostre previsioni, e come tanti analisti stanno sottolineando in questi giorni, la corsa è ancora lunga e, per quel che riguarda il partito Repubblicano, c’è ancora molto da dire. Ora ci si sposterà verso il Maryland, Connecticut, Delaware e Rhode Island ed anche in questi Stati, Cruz e Kasich, hanno tutta la possibilità di rosicchiare qualche delegato a Trump nell’ottica di una convention contestata a Cleveland. Diverso, invece, il discorso per la Pennsylvania dove i delegates ‘unbound’ (54 senza vincolo e aticipi rispetto gli altri unbound), che sono eletti direttamente sulla scheda elettorale, potrebbero fare la differenza nella convention nazionale. Molto dipenderà dal momentum dell’immobiliarista e dai risultati dei suoi avversari. Viceversa, fuori dal Nord est, è tutta da giocare perché se in California, Trump, risulta in leggero vantaggio, Ted Cruz, poterebbe ancora dire la sua in Indiana (Stato con una buona percentuale di evangelici e con clausola WTA sui 57 delegati in palio). La situazione, insomma, corre tutta su un filo di lana.

Il conteggio provvisorio dei delegates vede sul lato democratico Hillary Clinton saldamente in testa con 1930 delegati (di cui 502 super delegates) mentre Sanders si attesta a 1189 (di cui 38 super delegates).

Per i Repubblicani, Donald Trump, è in testa (845) seguito da Ted Cruz (559) ed infine John Kasich (147)

Il prossimo step del voto americano vedrà la luce il 26 Aprile con gli Stati del Connecticut, Maryland, Delaware, Pennsylvania e Rhode Island.

Cristoforo Zervos Twitter: @C_Zervos

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Cecilia Valentini
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