Norilsk e le sue ricchezze

Numerose possibilità di investimento nella città dell'Artico russo
Norilsk e le sue ricchezze
29 novembre 17:52 2016 Stampa

Il nichel, per Norilsk, è la sua fortuna e la sua condanna. In questa città industriale dell’Artico russo, sviluppatasi per sfruttare l’enorme ricchezza del sottosuolo, viene prodotta la più alta quantità di nichel al mondo (14%), destinata al mercato di 33 Paesi. Qui, nella penisola del Taymir, vicino alla costa del Mar Glaciale Artico e a soli duemila chilometri dal Polo Nord, si concentra quasi il 50% di tutte le riserve russe di nichel, rame, cobalto, platino e di buona parte degli elementi presenti nella tavola periodica di Mendeleev. Una ricchezza che, se da un lato è fonte di lavoro e di guadagno per le 170.000 persone del luogo, dall’altro sta seriamente compromettendo l’ambiente circostante e la salute della popolazione.

“Questa è una città nata sopra le fabbriche”, sono soliti dire, con amara ironia, gli abitanti del posto. Ma gli stipendi e i benefit offerti dal colosso minerario Norilsk Nickel, che possiede la licenza per esplorare i ricchissimi depositi di Oktyabrskoe e Talnakhskoe ed entro il 2020 avvierà le estrazioni nel nuovo deposito di Maslovskoe, continuano ad attirare forza lavoro da ogni angolo del paese.

La città

Norilsk è un luogo estremo e misterioso, dove gli stranieri non possono entrare se non con un permesso speciale. È una delle città più fredde del pianeta, una delle più a nord, una delle più inquinate. Si arriva dopo quattro ore di volo da Mosca e l’aereo, insieme alle navi che risalgono lo Yenisej, è l’unico mezzo che unisce la città al resto del mondo: a causa delle estreme condizioni climatiche e dello strato di permafrost che caratterizza il sottosuolo, perennemente gelato, non esistono infatti vie di collegamento stradali e ferroviarie.

Fuori il termometro segna 28 gradi sotto zero e gli edifici sono avvolti dal buio della notte polare. Qui, per molti mesi, il sole non si affaccia mai oltre la linea dell’orizzonte e una timida luce illumina la città solo per una manciata di ore al giorno. Lungo la carreggiata, sospese a un paio di metri da terra, sfilano le condutture che trasportano acqua ed elettricità: il suolo costantemente gelato non permette di interrarle. Sopra i dedali di tubature svettano palazzi di stampo socialista dalle facciate verdi, rosa, gialle: un tentativo per rendere meno opprimente un territorio dove la neve e l’oscurità regnano per quasi nove mesi all’anno. Anche le case, per via delle particolari condizioni del suolo, sono costruite in modo diverso e poggiano su grandi piloni che penetrano nello strato di permafrost a una profondità di svariati metri. Non esistono scantinati o seminterrati, e il pianoterra di qualsiasi abitazione è vuoto per isolare l’edificio dal suolo.

Le importazioni

Le condizioni estreme della regione e l’assenza di vie di collegamento impongono regole ben diverse per il commercio. Le merci entrano solo via aerea o via nave, risalendo il Passaggio a nord-est, la rotta che, partendo dal Mare del Nord, prosegue nel Mar Glaciale Artico lungo la costa della Siberia. A rifornire la città di frutta e verdura è la compagnia NordTransit, che ogni mese importa a Norilsk 500 tonnellate di merce. “Se possibile, preferiamo importare i prodotti via mare, anche se il viaggio tarda cinque giorni: è l’opzione economicamente più vantaggiosa e il Passaggio a nord-est è aperto tutto l’anno – spiega Denis Popov di NordTransit -. Il prezzo dell’import via mare varia dai 25 ai 30 rubli al chilo (0,36-0,43 euro), mentre in aereo sfiora i 150-200 rubli al chilo (2-2,8 euro). Non sempre però è possibile far arrivare la merce in nave: nella stagione più fredda le temperature in mare possono raggiungere i 60 gradi sotto zero e la conservazione risulta complessa. Inoltre ci sono prodotti, come i pomodori e i cetrioli, che necessitano di tempistiche veloci per evitare che si deteriorino”. La frutta e la verdura che si trovano sugli scaffali dei supermercati di Norilsk vengono importate dall’America del Sud, dal Marocco, dalla Cina, dal Sudafrica. “Prima delle sanzioni lavoravamo moltissimo con la Spagna e l’Europa meridionale – dice Popov -. Ma ora è cambiato tuNorilsk tto”.

Le possibilità di investimento

Nonostante la maglia nera per l’inquinamento, negli ultimi anni a Norilsk si è registrata un’inversione di tendenza: oltre alla chiusura dell’impianto più vecchio e più contaminante, che si trovava nel cuore della città, per i prossimi anni la Norilsk Nickel prevede una serie di investimenti a livello ecologico che sfiorano i 300 miliardi di rubli (oltre 4 miliardi di euro), quasi il 40% del capitale totale degli investimenti della compagnia. “Cerchiamo di essere una delle aziende più efficienti nel settore minerario – ha spiegato Tatyana Egorova dell’ufficio comunicazione della Norilsk Nickel -. E l’obiettivo è quello di utilizzare tecnologie moderne e pulite. Entro il 2020 investiremo 800 miliardi di rubli (oltre 11 miliardi di euro) nell’ammodernamento degli impianti, di cui 300 miliardi saranno destinati a progetti ecologici. Per la realizzazione di questi progetti coinvolgeremo una serie di appaltatori e non escludiamo che tra di loro ci possa essere anche la presenza di imprenditori italiani. Già in passato era stata avviata una collaborazione con un’azienda italiana, la Techint, successivamente interrotta. Ma il dialogo con gli imprenditori stranieri resta aperto”.

Anche le altre realtà industriali hanno avuto contatti con l’Italia e non nascondono l’interesse verso eventuali future collaborazioni. “Buona parte della tecnologia utilizzata nel nostro impianto arriva dall’estero”, ha commentato Irina Petrova, capo tecnico del birrificio locale dove vengono prodotte quasi cento tonnellate di birra al mese, 250 tonnellate di acqua e 30 tonnellate di kvas. “I nostri macchinari arrivano dalla Cina e dalla Repubblica Ceca. Fino a poco tempo fa utilizzavamo anche una stampante dati realizzata dalla ditta italiana Domino. Sappiamo che la tecnologia Made in Italy è buona e ci piacerebbe poterla utilizzare di più, ma i prezzi purtroppo non sempre sono competitivi e così siamo costretti a comprarla altrove”.

L’interesse nei confronti del Made in Italy è confermato anche dalla Norilsk Nickel. “Non è compito nostro parlare a nome di tutta la città – ha aggiunto Tatyana Egorova -, ma siamo sicuri che quasi tutti risponderebbero allo stesso modo: la città è interessata ai migliori macchinari e alla migliore tecnologia. A parte ciò, tutti sono innamorati della cucina italiana e Norilsk non fa eccezione: è possibile che anche su questo settore ci possano essere prospettive per nuove forme di collaborazione con la nostra città”.

Lucia Bellinello

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Cecilia Valentini
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