Putin, Novak, Merkel e Ue: grandi manovre attorno al nodo ucraino

Il ministro dell’Energia russo Novak: “Mosca potrebbe allungare l’accordo sul transito di gas dall’Ucraina”
Putin, Novak, Merkel e Ue: grandi manovre attorno al nodo ucraino
22 luglio 00:01 2018 Stampa

Tutto ciò che si porta in grembo il caso Ucraina, con le rivendicazioni russe, di Kiev (e americane), e quelle dell’Europa, passano dal gas. L’affermazione del ministro dell’Energia russo Aleksander Novak, per il quale  Mosca potrebbe allungare l’accordo sul transito di gas dall’Ucraina se verrà risolta la disputa di Stoccolma.

Stoccolma, spezzano l’immobilismo e aprono uno scenario nuovo. Il nuovo corso ha già qualche freccia nella faretra: i negoziati trilaterali Russia-Ucraina-Ue della scorsa settimana sono stati giudicati da tutti e tre i protagonisti “i migliori di sempre”. L’Europa non arrretra sul Nord Stream 2, Putin ha offerto la carta del “nuovo referendum” per risolvere un conflitto che fino ad oggi ha provocato la morte di 2.500 civili e assiepato 600mila persone sulla cosiddetta “linea di contatto” lunga 475 chilometri, che di fatto rappresenta il nuovo confine interno fra l’Ucraina e il Donbass.
Si parte, dunque, dalla disputa di Stoccolma secondo la cui Corte Arbitrale Gazprom deve pagare a Naftogaz 4,6 miliardi di dollari per il gas non consegnato ( poi scesi a 2,56 miliardi). Ma i russi sono in credito con Kiev per forniture erogate nel triennio 2014-2016, non pagate dall’Ucraina e nemmeno garantite dall’Ue che sul punto ha mantenuto fede al principio “chi spende paga”. Il punto è che Naftogaz di regola avrebbe dovuto ricevere fino a 20 milioni di mc al giorno e non li ha ricevuti: per questo ha chiesto alle utilities di tagliare i consumi interni in maniera drastica.

Mosca punta all’aggiramento dell’Ucraina con il nuovo Nord Stream e il Turkish Stream e i mercati restano in forte palpitazione. L’affermazione di Novak irrompe su questo scenario modificando le posizioni in campo e permettendo all’Ue di guadagnare qualche spazio negoziale.

Bruxelles, pur essendo fortemente dipendente dal gas russo, ha sposato la linea ucraina, ma ora deve affrontare il nodo relativo agli scenari post 2019 in caso di un’assenza di contratto. Come farà l’Ue a utilizzare il gas russo ( in attesa che siano operativi i nuovi gasdotti in lavorazione dal lato russo e quelli di nuova concezione come il Tap e l’Eastmed)? Sul punto la Commissione è chiamata a stimolare le due parti in causa a trovare una strada che conduca ad una soluzione economica sostenibile.

Lo scorso 17 luglio si è svolto il vertice trilaterale a Berlino stimolato dall’Ue a cui hanno preso parte i due big della scena: Alexei Miller, ceo di Gazprom, e Andrei Kobolev, ceo di Naftogaz: interpretato come un segnale incoraggiante di dialogo per le trattative.

In questo pertugio si inserisce la proposta lanciata da Putin a Trump relativa ad un referendum, con la “coda” rappresentata da un ammorbidimento delle posizioni trumpiane sul caso. Infatti a fine vertice ha detto sul gasdotto Nord Stream 2 “non sono sicuro che sia nel migliore interesse della Germania, ma è questa la decisione presa dai tedeschi”, modificando la rotta rispetto a ciò che aveva osservato tempo addietro.

T Bruxelles apprezzi il passo, come era emerso dalle parole positive pronunciate dal vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic che ha intravisto una “forte disponibilità a concentrarsi sul futuro”.

Una soluzione per l’Ucraina serve agli stessi ucraini.

Almeno un milione sono gli ucraini che utilizzano i check-point per attraversare la linea rossa e godere di servizi basilari come welfare e accesso alle cure mediche. Emerge che su 4 milioni di ucraini che convivono con la guerra un terzo sia anziano, con tutte le conseguenze del caso.

Come il dato (relativo al 2017) in cui oltre 600mila pensionati non sono riusciti ad accedere a servizi sociali essenziali e il disagio degli abitanti di intere zone senza elettricità o di filtri per l’acqua.

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