Putin, ora parla lui: libro “a presa diretta” sul presidente russo

Presentata a Roma l'opera del giornalista tedesco Hubert Seipel
Putin, ora parla lui: libro “a presa diretta” sul presidente russo
23 giugno 13:11 2017 Stampa

Non capita a molti cronisti di trascorrere ore, ore e giorni con Vladimir Putin, autorizzati a scrivere resoconti delle conversazioni, senza controlli prima e dopo: è accaduto a Hubert Seipel, ad oggi l’unico giornalista al mondo ad aver realizzato un documentario e un libro sul presidente russo, “a presa diretta”, sulla base di interviste e colloqui avuti ad iniziare dal gennaio 2012. “L’unica condizione che ha posto è di non parlare, mai, della sua vita privata”, ha raccontato Seipel a Roma in occasione della presentazione di “Putin, ora parla lui”, organizzata a margine di un seminario dell’associazione Conoscere Eurasia. Al leader russo l’autore è arrivato un po’ per caso, dopo una prima intervista, quando Putin era premier in attesa di tornare al Cremlino, “scrivendo all’ufficio stampa, che, a un certo punto ha risposto”. Il presidente russo funziona così: se gli piaci, lo convinci, ti ascolta e ti parla pure. Il fatto di poter conversare direttamente in tedesco ha certo aiutato. Risultato: un libro controcorrente sull’uomo che in Occidente è diventato via via l’immagine del Male assoluto. Oltre i giudizi e i pregiudizi, ma non certo un’agiografia.

“Questo libro tratta della relazione tra interessi contrastanti e del reale punto di vista di Putin, così come lo ha esposto nel corso dei nostri incontri”, spiega Seipel nella parte introduttiva, prima di inoltrarsi nella ricostruzione dell’arrivo al potere dell’attuale presidente e poi al muro contro muro con gli Usa e l’Ue sugli interessi della Russia, e in fin dei conti sulla volontà di ricostruire un Paese ritrovando un’identità nazionale attraverso la storia. Un percorso che ha portato nel 2014 allo scontro sulla svolta filo-occidentale dell’Ucraina e al rovesciamento del governo a Kiev, con la risposta di Putin che ancora oggi viene portata come l’impossibilità di comunicare con il Cremlino: l’annessione della Crimea. Forse anche perché, tre anni dopo, sulla crisi ucraina nessuno in Occidente sa davvero cosa fare. “La demonizzazione di Putin non è una strategia, ma un alibi è al tempo stesso un’arma”, ha commentato l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger.

“La Russia sostanzialmente è nata nel 1991, dopo il crollo dell’Urss, quando è scattata in Occidente una forte richiesta di convergenza” su obiettivi e valori da condividere, ha riassunto Seipel, “ma la Russia si è evoluta a modo suo, perché forte della sua storia. E a quel punto l’Occidente ha cominciato a guardarla come uno studente che non ha terminato i compiti a casa”. Il fulcro del problema tra l’Ovest e l’Est di Putin, secondo il giornalista tedesco sta proprio nel tentativo di applicare alla Russia “i nostri criteri”, a mo’ di leggi: “non dico che non bisognare criticare, ma non dobbiamo usare i valori come arma politica”.

Il libro di Seipel non è frutto solo di conversazioni con Putin, realizzate a Mosca, a Soci, a Pietroburgo, sull’aereo presidenziale tra una regione e l’altra. Ma anche di dettagliati studi, di interviste con persone che il presidente lo conoscono, non necessariamente lo adorano, con politici a Berlino, Washington, Bruxelles. Molti preferiscono non essere citati, precisa il giornalista. Timore forse eccessivo, se è vero, come dice lo stesso Putin, che non ha mai letto un libro su di lui: perché “so già tutto su me stesso”.

Eurasiatx/Askanews

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Nicole Volpe
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