Turchia impone tasse sui prodotti russi ed è subito stop dell’export

Il Paese ha imposto una tassazione del 130 percento sui prodotti agricoli russi
Turchia impone tasse sui prodotti russi ed è subito stop dell’export
27 marzo 16:41 2017 Stampa

Periodo nero per gli esportatori russi di grano, cereali, carne ed olio. La Turchia ha infatti deciso di imporre una tassazione del 130 percento su questi prodotti provenienti dalla Russia, portando a un conseguente blocco dell’esportazione, ormai non più conveniente per gli agricoltori.

Ankara ha perciò deciso di eliminare la Federazione dalla lista di Paesi che esportano i propri prodotti agroalimentari in Turchia secondo un sistema “duty-free”, cioè senza alcuna tassazione. Un grosso colpo per l’export russo che a giugno avrebbe potuto esportare in Turchia circa 1 milione di tonnellate di grano, tra le 400mila e i 700mila tonnellate di cereali e tra le 250mila e 350mila tonnellate di olio di girasole. Secondo Andrei Sizov, direttore del centro analitico Sovekon, gli agricoltori russi hanno perso così un’opportunità economica di 500 milioni di dollari.

Dall’inizio della scorsa stagione fino al 20 marzo dell’anno scorso, ad esempio, la Federazione russa aveva esportato parecchie tonnellate di prodotti agricoli in Turchia. Il Centro Federale per la valutazione della qualità e della sicurezza del grano ha stimato in quel periodo un export di grano ( e di prodotti per la sua lavorazione) di 31,7 milioni di tonnellate; 2,1 milioni di tonnellate di frumento( pari circa al 46,6 percento di tutta l’esportazione di grano russo) e 431,400 tonnellate di cereali (9,4 percento di tutto l’export russo dei cereali). Infine, delle 1,1 milioni di tonnellate di esportazione dell’olio di girasole, circa 370mila sono state destinate al mercato turco, ha riportato l’Istituto del mercato agricolo.

È evidente che i provvedimenti presi dalla Turchia siano una risposta alla fallita revoca delle restrizioni imposte ai prodotti agroalimentari turchi venduti in Russia. Ad esempio, quest’ultima continua a proibire l’importazione di promodori, di cui il 60 percento provengono dalla Turchia. Secondo Igor Pavensky, vice direttore del dipartimento del maketing strategico di Rusagrotran, però, il “fattore turco” e le aspettative del prossimo raccolto hanno già portato a un calo del prezzo del grano russo. Il ministro dell’Agricoltura della Federazione, Alexander Tkachev, ha dichiarato: ” Noi non confermiamo né smentiamo i tentativi di pressione sulla Russia per far accedere i prodotti agricoli turchi all’interno del mercato russo in quelle zone più sensibili dove la produzione russa si è sviluppata negli ultimi anni” e ha pensato subito a un mercato sostitutivo: “Speriamo di trovare nuovi canali di mercato per il grano e un sostituto della Turchia nei prossimi due-tre, massimo cinque mesi”.

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Nicole Volpe
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